Troppa fretta e troppi interessi nella lotta ai motori diesel

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Grazie ai politici, i petrolieri stanno scaricando i loro errori sui cittadini e sull’ambiente.

In Europa e in Italia è iniziata, negli ultimi anni, la gara tra i sindaci a chi è più restrittivo nel limitare l’accesso nelle città ai veicoli diesel. Tuttavia, eliminare frettolosamente anche quelli più recenti e meno inquinanti, produrrà danni ambientali ed economici, senza nemmeno risolvere i problemi di inquinamento dell’aria.

Purtroppo, sotto la spinta dalle lobby, il folle piano di eliminazione rapida dei diesel più nuovi è già stato pianificato dai nostri politici:

  • A Milano i blocchi dei diesel Euro 5 in Area B partiranno già da Ottobre 2022.
  • A Milano, i veicoli diesel Euro 6 e gli autoveicoli a benzina euro 3 non potranno più circolare liberamente in Area B a partire da ottobre 2025.
  • Nelle Regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, i diesel euro 5 verranno fermati da ottobre del 2025. Per ora non si sa quale sarà il destino dei veicoli diesel Euro 6.

Con questo clima da caccia alle streghe, comprare un veicolo diesel nuovo euro 6 o uno usato euro 6 o euro 5 diventa un azzardo. I politici europei non si sono nemmeno posti il problema di prevedere delle soluzioni per renderle compatibili con le nuove norme le auto diesel più nuove per ridurre l’impatto economico e sociale. A quanto pare, persino un’auto diesel euro 6 si potrà utilizzare per meno di 10 anni. Quindi, dopo pochi anni diventerà difficile da rivendere.

Come vedremo non ci sono giustificazioni valide per eliminare così presto le motorizzazioni diesel dalle nostre strade. I motori diesel emettono meno CO2 di quelli a benzina e sono i più versatili: possono essere alimentati con oil vegetali o di scarto e, con piccole modifiche, possono essere alimentati con una miscela di gasolio e metano. Inoltre, estendere i blocchi dei veicoli diesel, fino alle classi euro 5 e euro 6, non risolverà mai il problema dell’inquinamento invernale dell’aria.

Bloccare i diesel per non risolvere il vero problema dell’inquinamento dell’aria d’inverno.

La combustione delle biomasse per il riscaldamento è in continuo aumento. Quindi, l’inquinamento dell’aria nei mesi freddi dovrebbe continuare a peggiorare. I blocchi dei veicoli diesel possono essere un alibi per continuare a ignorare la vera causa dell’emergenza smog invernale: la combustione di legna e pellet.

I maggiori produttori di legna e biomasse per il riscaldamento sono i paesi del nord Europa e anche in Italia c’è una discreta produzione. I loro interessi economici hanno spinto per nascondere il terribile impatto sulla qualità dell’aria della combustione delle biomasse. Sono persino riusciti a incentivare nelle città e nelle pianure più inquinate questo primitivo e altamente inquinante mezzo di riscaldamento.

Per non andare contro gli interessi di chi esporta pellet e legname da bruciare, si evita di dire che non bruciare le biomasse sarebbe il sistema più economico e ecologico per catturare la CO2. Non serve a niente catturare la CO2 piantando alberi se poi li bruciamo, anzi è peggio, perché il petrolio e il gas sono in confronto molto più puliti.

Purtroppo, l’inquinamento dell’aria non rispetta i confini comunali, provinciali o regionali. Quindi, i numerosissimi composti inquinanti prodotti dalla combustione di biomasse possono accumularsi e mischiarsi nelle pianure.

Il riscaldamento e la cottura dei cibi tramite la combustione di biomasse, produce grandi quantità di PM2.5, PM10, monossido di carbonio, furani e diossine. Alcuni di questi inquinanti, come le diossine e i furani, sono molto più pericolosi dell’ossido di azoto e delle polveri emesse dai motori diesel.

  • Ad esempio, quasi sempre, nel raggio di 200 metri, emetterà molte più polveri sottili e diossina un solo camino, o una sola pizzeria a legna, di tutti i veicoli che passeranno in quell’area.

Secondo i dati forniti da Arpa nel 2017, in Lombardia la legna e il pellet contribuiscono per il 47% alla produzione di PM10 nell’aria. Questo dato preoccupante è prodotto da una percentuale, ancora relativamente bassa, di case riscaldate a biomassa. Immagina cosa succederà tra qualche anno continuano ad incentivare il riscaldamento a pellet.

Il disegno politico è chiaro ma errato.

L’Unione Europea e i sindaci italiani si concentrano solo sul meno pericoloso tra tutti questi inquinanti, il monossido di azoto prodotto dai motori diesel. Infatti, a marzo 2019 l’Unione Europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per le troppe emissioni di ossidi di azoto (NO2). Invece, la combustione di biomasse, che emette tanta diossina, furani e tonnellate di polveri sottili, è secondo loro salutare per i cittadini. Per i sindaci e l’UE le auto a benzina che producono molta più CO2 di quelle a gasolio fanno bene al pianeta.

Come spiegherò meglio più avanti, questa pericolosa ipocrisia è frutto di un disegno politico che punta ad eliminare troppo presto i veicoli diesel, per favorire quelli a benzina e continuare a proteggere la combustione di biomasse.

Ormai in Italia il 60% delle polveri sottili proviene dagli impianti di riscaldamento.

Nell’edizione 2018 del rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), viene evidenziato che in Italia il 60% delle polveri sottili proviene dagli impianti di risaldamento. Dal 2005 al 2017 le polveri sottili emesse dai mezzi di trasporto in Italia continuano a diminuire mentre quelle emesse dagli impianti di riscaldamento continuano ad aumentare.

Ad esempio, vediamo il caso di a Milano:

  • I mezzi di trasporto dal 2005 al 2015 hanno quasi dimezzato le loro emissioni di polveri sottili a Milano. Infatti, siamo passati da 945 tonnellate di Pm10 emesse dai mezzi di trasporto nel 2005 a solo 487 tonnellate emesse nel 2015.
  • Invece, gli impianti di risaldamento hanno aumentato le emissioni di polveri sottili nello stesso periodo di quasi il 30%. Infatti, le polveri sottili, emesse dagli impianti di risaldamento di Milano, sono passate da 693,5 tonnellate emesse nel 2005 a 882,5 tonnellate emesse nel 2015. Quindi, siamo arrivati a quasi il doppio delle polveri sottili emesse dai mezzi di trasporto e le polveri sottili emesse dagli impunti di risaldamento continuano ad aumentare ogni anno grazie alla combustione di biomasse.

I rischi per la salute posso essere molto più grandi delle peggiori previsioni. Infatti, cosa venga veramente bruciato nelle stufe, nei camini e nei forni a legna non lo sa nessuno. Alcuni, per risparmiare, consapevolmente o inconsapevolmente bruciano materiali contaminati. Cosa venga messo nei pellet più economici è difficile saperlo. Il gas darebbe invece un bassissimo inquinamento e la garanzia di non emettere veleni di ogni tipo.

Senza contare che la criminalità organizzata continua a incendiare, indisturbata, i rifiuti per lucrare sui costi di smaltimento. La Lombardia è diventata il nuovo epicentro di questo fenomeno criminale. Difficile credere che i criminali non sfrutteranno anche stufe e camini per liberarsi dei materiali contaminati.

La puzza persistente e malsana che si sente ovunque d’inverno nelle pianure non è certo generata dai motori diesel euro 5 e euro 6 ma da questa frenesia incendiaria.

Il risultato è una aria sempre più inquinata e irrespirabile e contraddizioni sempre più evidenti.

Così, la cappa di smog che ricopre la Pianura Padana d’inverno non solo continuerà a tenerci compagnia, ma sarà sempre più nociva. Milano ha persino un aeroporto internazionale a pochi passi dal centro. Tonnellate di gasolio vengono bruciate, senza nessun filtro, dagli aerei sull’hinterland di Milano. Piuttosto che chiudere l’aeroporto di Linate e usare Malpensa e Orio al Serio, preferiscono perdersela con i motori diesel più puliti dei cittadini.

Si arriverà all’assurdo, gli enormi SUV, le super car o i giganteschi fuoristrada a benzina, a 8 o 12 cilindri, potranno tutti circolare in centro bruciando probabilmente un litro di benzina al chilometro. Quindi, emettendo enormi quantità di CO2 e benzene. Invece, ad esempio, una piccola Giulietta euro 5 Diesel, che emette pochissima CO2 e benzene, verrà presto bloccata.

Un fatto indegno, senza nessuna seria giustificazione ambientale. Poi si meravigliano che i cittadini si arrabbiano e si organizzano in movimenti come i Gilet Gialli. Quando ho scritto questo articolo non esistevano ancora. Mi domandavo perché leggessero questo mio articolo in Francia, poi ho capito che anche lì le élite e le lobby vogliono scaricare i costi della transizione energetica e dei loro errori sui cittadini più deboli.

Senza contare che i blocchi della auto diesel più recenti renderanno le nostre città difficilmente raggiungibili anche dai turisti con auto diesel di ultima generazione.

I rischi, di una lotta scriteriata contro i veicoli alimentati a gasolio, sono più alti di quello che si crede.

Eliminare troppo presto tutti i veicoli diesel è pericoloso per l’ambiente. I motori diesel emettono meno CO2 delle auto con motori a benzina. Quindi, eliminare i diesel significa aumentare le emissioni di anidride carbonica. Il risultato finale sarà l’aumento dell’effetto serra e dei danni idrogeologici.

Questa eventualità non è una supposizione ma una realtà. Nel 2017, in Europa, le macchine a benzina sono state le più vendute, superando per la prima volta dal 2009 le vendite di quelle diesel.

Secondo quanto riporta l’Acea (European Automobile Manufactures Association):

  • La quota di mercato delle auto diesel, in Europa, nel 2017 è scesa dal 49,9% al 44,8%.
  • Invece, le vendite di auto a benzina sono aumentate dal 45,8% al 49,4%.
  • Le auto elettriche sono ancora del tutto marginali. Nel 2017 sono passate da 1,1% a 1,5% delle auto vendute, e nel prossimo futuro non saranno una soluzione. Se aumentassero in modo significativo, la rete elettrica è assolutamente inadeguata a reggerne il carico. Senza considerare che le autonomie sono ridotte e i costi ancora alti. Inoltre, le auto elettriche non sono nemmeno così verdi come alcuni credono. Infatti, l’elettricità in Europa è prodotta per una buona parte bruciando carbone prodotto in Europa. Quindi, se aumentasse troppo presto la domanda di elettricità, probabilmente aumenterebbe la quantità di carbone utilizzato per produrla.

In Europa e in Italia sono tornate ad aumentare le emissioni di CO2.

Il risultato del calo di vendite di auto diesel è che in Europa sono tornate ad aumentare le emissioni di CO2 a parità di km percorsi. Il fenomeno purtroppo sta accelerando:

  • I dati rilevati da una ricerca dell‘Unione Petrolifera italiana, pubblicata a marzo 2019, hanno evidenziano che nei primi due mesi del 2019, le vetture a gasolio immatricolate in Italia sono passate dal 55,8% al 43,2% del totale. Con il risultato che le emissioni medie di CO2 dei veicoli immatricolati nei primi due mesi del 2018 che erano 112,8 grammi per chilometro percorso, sono aumentate a 121,5 g/km nei primi due mesi del 2019. Quindi, grazie alle politiche “ecologiche” dei nostri amministratori contro i motori diesel, in un solo anno, in Italia le emissioni medie di CO2 dei nuovi veicoli immatricolati sono già aumentate del 7.7%.

Una follia ambientale ed economica. Noi abbiamo mari e fiumi ovunque che ci espongono a un alto rischio idrogeologico. Inoltre, la nostra produzione agricola di qualità è un settore fondamentale per l’economia. Quindi, la priorità dovrebbe essere ridurre le emissioni di CO2 per contrastare il cambiamento climatico, invece stiamo aumentando stupidamente le emissioni di CO2.

Tra l’altro, l’aumento delle auto a benzina non sta aumentando solo il pericolosissimo effetto serra. Le auto a benzina, insieme alla combustione di biomasse, sono le principali fonti di inquinamento dell’aria con il benzene, un composto volatile altamente cancerogeno.

I veri motivi della fretta di eliminare i veicoli diesel e i costi spostati sui cittadini.

L’aumento delle auto alimentate a benzina farà aumenterà anche la spesa dell’Italia in prodotti petroliferi. Questo ci farà perdere valuta preziosa e arricchirà le raffinerie e alcuni produttori di petrolio.

La guerra ai veicoli alimentati a gasolio è utile soprattutto ai produttori di shale oil USA. Infatti, gli Stati Uniti ormai producono molto petrolio “leggero” da cui oggi si può produrre poco gasolio e tanta benzina. Di conseguenza, le scorte di benzina negli Stati Uniti tendono a diventate enormi, nel 2018 hanno superato tutti i massimi storici, quindi devono esportare benzina e petrolio leggero a tutti i costi. Come si vede dal grafico, l’export di crude oil degli Stati Uniti sta crescendo in maniera impressionante.

Export di petrolio USA

L’industria petrolifera, invece di adattare le raffinerie al nuovo tipo di mix petrolifero, preferisce farci cambiare le auto. Gli esperti del settore si aspettavano un futuro con tanto petrolio “pesante”. Invece, con i tassi di interesse molto bassi, sono arrivati enormi capitali su una nuova tecnologia estrattiva. La tecnologia di fratturazione delle rocce di scisto ha così prodotto il boom dello shale oil USA. Di conseguenza, oggi c’è una quantità enorme di “shale oil”, in italiano petrolio di scisto.

Gli Stati Uniti stanno per diventare i più grandi produttori di petrolio al mondo ma, come già detto, il loro petrolio è ottimo per produrre benzina e gas ma produce poco gasolio.

Le raffinerie attuali, costruite per un mix di petrolio più pesante, quando ricevono troppo petrolio leggero, producono più benzina che gasolio. Basterebbe adattare le raffinerie per facilitare la raffinazione di più petrolio leggero. Tuttavia, il costo dell’aggiornamento è molto costoso e quindi ridurrebbe molto gli utili delle raffinerie.

Inoltre, i produttori di petrolio di scisto statunitensi sono molto indebitati. Quindi, ci sono forti interessi economici per aiutarli a vendere il loro petrolio all’estero per evitare che falliscano.

Bisogna opporsi al tentativo, di una parte dell’industria petrolifera, di fare lobbying per scaricare sui cittadini e sull’ambiente i loro errori.

Credo che noi cittadini dobbiamo opporci a questa strategia di demonizzazione del gasolio pretestuosa. Non è un caso che il diesel gate sia partito dagli USA. Quindi, noi cittadini che siamo stati vittime dei produttori di auto truffaldini che taroccavano le emissioni dei diesel, adesso siamo vittime dell’industria petrolifera e dei politici che vogliono farci cambiare le auto per i loro interessi economici e politici.

Però, non dobbiamo pagare noi cittadini e l’ambiente per i loro errori di valutazione. Non solo perché è ingiusto ma soprattutto perché il costo economico e ambientale sarebbe molto più alto.

Se noi ci opporremo alla demonizzazione del gasolio e dei motori diesel, l’industria avrà due alternative:

  1. Produrre meno shale oil e più petrolio tradizionale. Questo ridurrebbe ulteriormente anche le emissioni di CO2. Difatti, per estrarre il petrolio di scisto si emette più CO2. Senza contare che il 20% del metano, associato all’estrazione di petrolio, viene bruciato in atmosfera o rilasciato. Aumentare la produzione di petrolio tradizionale aiuterebbe anche i produttori di petrolio europei che, saggiamente, non hanno investito nello shale oil.
  2. Adattare le raffinerie al petrolio più “leggero”. Se la produzione di shale oil continuerà ad aumentare, saranno le raffinerie che dovranno adattare gli impianti.

Invece, le lobby economiche stanno tentando di farci cambiare auto, relativamente nuove, a danno dell’ambiente e del nostro portafoglio.  Anche senza considerare tutte le valutazioni che ho fatto, credo sia chiaro che buttare soldi per cambiare e poi rottamare, auto relativamente nuove con motori diesel euro 5 o euro 6, non produce ricchezza ma è solo un enorme spreco.


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Enrico Filippucci
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2 commenti su “Troppa fretta e troppi interessi nella lotta ai motori diesel”

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