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Libertà d’informazione e digitalizzazione: l’Italia è tra gli ultimi.

Sia il “World Press Freedom Index 2016″ che il “Digital Economy and Society Index” bocciano l’Italia.

La libertà d’informazione e la digitalizzazione sono strettamente collegate. Se c’è poca libertà di stampa e poca digitalizzazione, nemmeno le analisi e le notizie date dai social media e dai blog possono essere lette. Ormai quasi tutte le informazione e le notizie si trovano sul web. Se non hai accesso a internet non hai accesso a notizie e informazioni. Forse non è un caso se in Italia siamo messi male su tutti e due i fronti.

Sia il rapporto “2016 World Press Freedom Index” sulla libertà di stampa, che il “Digital Economy and Society Index” della Commissione Europea, bocciano l’Italia.

1) Partiamo dalla libertà d’informazione: il rapporto di “Reporters without borders”.

“World Press Freedom Index” del 2018 sulla libertà di stampa.

L’Italia nel World Press Freedom Index 2018 è quasi tornata tra i paesi pienamente democratici. Nel 2018 l’Italia è salita di altre 6 posizioni, dopo un ottimo 2017, adesso siamo in posizione 48.

Pochi anni fa eravamo sprofondati. Infatti, il calo nel “World Press Freedom Index” del 2016 non è nulla se confrontato con quello che c’è stato nel 2015. La classifica della libertà di stampa nel mondo del 2015, rispetto al report del 2014, ci aveva visto sprofondare di 24 posizioni.

Eravamo scesi nel 2015 al 73° posto, sotto il Senegal, il Malawi e la Repubblica Domenicana come libertà dell’informazione. Come abbiamo visto nel 2016 abbiamo saputo fare di peggio, siamo scesi al 77° posto, adesso persino il Nicaragua ci ha superato.

Posizione dell'Italia nel World Press Freedom Index 2015

Nella presentazione del rapporto ci hanno menzionato anche come esempio negativo, con molti fenomeni di intimidazione sia criminale che legale.

Le posizioni dell’Italia dal 2002 al 2018 nella classifica sulla libertà di stampa WORLD PRESS FREEDOM INDEX.

AnnoPosizione ItaliaDiff. anno primaN° di nazioni
201846+6180
201752+25180
201677-4180
201573-24179
201449+8179
2013570177
201257-8177
2010490172
200949-5169
200844-9167
200735+5163
200640+2160
200542-3160
200439+14157
200353-13158
200240134

Come già detto, nel 2018 c’è stato un miglioramento dell’Italia nell’indice. Fortunatamente posso continuare ad esprimere le mie opinioni liberamente e a commentare.

Come è cambiata la libertà di stampa nel mondo.

La libertà di stampa nel mondo nel report dal 2013 al 2018 risulta mediamente in declino. Ci sono comunque nazioni in cui la libertà d’informazione è migliorata.

In Europa e nei Balcani il valore medio è stabile a 20 dal 2016 al 2018. Come si vede nella tabella tra il 2013 e il 2015 il valore medio era migliore.

Indice 2015 medio per continenti.

L’Europa, mediamente,  è l’area del mondo con la migliore libertà d’informazione. L’ottima posizione Europea è dovuta soprattutto agli ottimi risultati dei paesi del nord Europa. La libertà di stampa e la digitalizzazione delle nazioni del nord Europa permettono un’ottima libertà d’informazione.  L’Europa ha avuto però il peggioramento maggiore rispetto al report del 2014.  Valori maggiori dell’indice indicano un peggioramento nella libertà d’informazione.

Un esempio di una notizia passata completamente ignorata in Italia.

Questa notizia è stata pressoché ignorata dai mezzi d’informazione, sta a voi giudicare se si poteva trovare spazio in un telegiornale o nelle prime pagine di un giornale.

Quasi sempre, se hai tanti soldi e tanto potere, non hai interesse a garantire né la libertà di stampa né la progressività della tassazione. Ci sarebbe la costituzione, che impone che in Italia ci sia la libertà d’informazione e la progressività della tassazione. Purtroppo di recente la costituzione viene invocata soprattutto come falso alibi per tutelare i diritti “acquisti” di alcuni a scapito della collettività.

2) Anche nella digitalizzazione l’Italia è in fondo alla classifica in Europa.

Vediamo ora il DESI, il “Digital Economy and Society Index”, un indice realizzato dalla Commissione Europea per misurare il grado di digitalizzazione dei paesi europei.  Il 20 febbraio 2018 è uscito l’indice aggiornato, l’Italia è sempre in fondo alla classifica per digitalizzazione in Europa, davanti solo a Grecia, Bulgaria e Romania.

L’indice valuta cinque aspetti:

  1. Connettività, ovvero la possibilità di accedere a internet.
  2. L’abilità della popolazione nell’uso delle tecnologie digitali.
  3. Le attività online della popolazione.
  4. L’integrazione delle tecnologie digitali.
  5. I servizi che lo stato permette di utilizzare tramite dispositivi digitali.

Altri paesi europei investono nelle infrastrutture digitali e ottengono risultati, anche grazie ai nostri prestiti.

Secondo l’indice DESI 2015 della Commissione Europea, la Grecia è il paese che lo ha fatto i progressi maggiori nella digitalizzazione. I prestiti che noi europei abbiamo fatto alla Grecia sono dunque serviti a qualcosa. Questi prestiti ci costano di più degli interessi che ci pagheranno. Prenderemo il 2% e ci finanziamo al 5% medio.

Supposto che li restituiranno o non riducano ulteriormente il tasso, allungando ancora di più le scadenze. Ormai è invece molto probabilmente che il nostro credito dato alla Grecia sarà tagliato e vedremo solo una frazione di quei soldi che le abbiamo dato con le nostre tasse. Peccato che in Italia quei soldi sarebbero serviti e non siano stati fatti investimenti adeguati per preparare il paese alle nuove sfide della Digital Economy.

Anche la Spagna ha fatto grossi progressi nella digitalizzazione, che come la Grecia ha ricevuto prestiti dall’Italia, è passata dal 15° posto al 12° posto in classifica. La Spagna aveva già un livello di digitalizzazione in linea con la media europea e comunque molto più alto dell’Italia. Quindi il progresso in Spagna è stato più difficile e più sorprendente.

Il PIL della Spagna è cresciuto dell’1,4% nel 2014, oltre le previsioni. Invece l’Italia è rimasta in recessione con un -0,4% nel 2014, peggio delle previsioni, sarà un caso? Non credo, anche questa nostra arretratezza ha contribuito e non poco.


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Enrico Filippucci
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