Brexit, ora che fare? Diventiamo tutti paradisi fiscali?

Aggiornato 7/11/2016.
Brexit e Euro Exit = Svizzera?


1 – L’Europa sta creando una bolla di paradisi fiscali.

Dopo la Brexit la Gran Bretagna spera di diventare come la Svizzera. In realtà era già qualcosa di simile. Forse tra non molto non esiterà più la Gran Bretagna. Probabilmente la Scozia e l’Irlanda del Nord si separeranno dalla Gran Bretagna. Forse sperano anche loro di diventare dei paradisi fiscali vicino l’Europa o magari dentro l’Europa.

Si potrebbe pensare che è facile uscire dall’euro e diventare come la Svizzera. Ovvero diventare stati ricchi, con tasse basse e con grandi privilegi per i propri cittadini. Dove gli stranieri, se non sono ricchissimi, hanno pochi diritti.

Come diventare un paradiso fiscale?

Per essere un paradiso, non solo fiscale, come la Svizzera, bisogna essere molto affidabili e stabili. Ad esempio, sia il grosso debito pubblico italiano, sia il deficit commerciale e il possibile spezzatino della Gran Bretagna, rendono l’Italia e la Gran Bretagna teoricamente poco affidabili.

Per poter diventare un paradiso fiscale è importante avere dei vicini inefficienti e poco competitivi. Se poi i vicini hanno uno Stato costosissimo e magari corrotto, che impone tasse altissime e che non sa sfruttare i suoi punti di forza, diventa ancora più facile diventare un paradiso fiscale.

Finché in Europa c’erano tanti stati divisi era facilissimo fare come la Svizzera, l’Inghilterra, l’Irlanda, l’Olanda, il Lussemburgo, San Marino, ecc. Ora che c’è l’unione Europea, teoricamente, sarebbe stato più difficile fare concorrenza sfruttando semplici stratagemmi fiscali e a volte il segreto bancario che copre quasi ogni crimine.

Non possiamo diventare tutti dei paradisi fiscali.

Il paradiso fiscale è un paradiso rispetto ai vicini. Se tutti gli Stati avessero più o meno le stesse tasse, nessuno potrebbe essere un paradiso fiscale.

Ma l’Europa, che ha come presidente l’ex premier lussemburghese Jean-Claud Junker, poteva quanto meno rendere meno attraenti i paradisi fiscali vicini o interni all’Europa?

L’Europa sta creando una bolla di paradisi fiscali. Più l’Europa è inefficiente, debole e con tanti «inferni fiscali» come l’Italia, più conviene essere un paradiso fiscale vicino o dentro l’Europa. Bisogna andare nella direzione opposta.

I problemi dell’unione Europea sono una temporanea opportunità per alcuni.

Per avere accesso a questo mercato unico enorme, in teoria, tutti i partecipanti avrebbero dovuto accettare le regole del gioco uguali per tutti. Quello che è successo è che, il mercato unico non esiste ancora in troppi settori economici. Dove esiste il mercato unico, abbiamo dato l’accesso a quasi tutti quelli che erano fuori, chiedendo forse poco in cambio.

Senza una maggiore integrazione Europea, la Germania sfrutterà il cambio dell’euro tenuto basso dai paesi in crisi come l’Italia, per far crescere a dismisura il suo surplus commerciale, violando le regole e soprattutto esportando deflazione e senza dare quasi nulla in cambio.

Questo non è un bene nemmeno per la Germania, porterà, ad esempio, molta immigrazione in Germania e disoccupazione in paesi come l’Italia e la Spagna. Solo la maggiore integrazione potrà far diventare l’Europa qualcosa di simile agli USA, evitando gli squilibri e creando molte opportunità di lavoro.

Inoltre, l’Europa ha aumentato, o non ha ridotto abbastanza, le inefficienze e ha aumentato le tasse. Gli amici britannici hanno ragione, le istituzioni europee costano troppo.

Ad esempio, il parlamento Europe ha tre sedi. La sede più inutile e costosa è a Strasburgo in Francia, la più assurda è in uno stato paradiso fiscale in Europa, il Lussemburgo.

La Brexit è un fallimento dell’Europa e della Gran Bretagna e ne pagheremo tutti i costi, ma non è la fine del mondo o dell’Europa.

2 – Come possiamo competere con paradisi fiscali e con gli USA, la Cina, ecc.?

In generale l’Europa dovrebbe somigliare di più a una grande Svizzera o meglio agli USA. Questo è l’unico modo, per un unione di stati, di essere competitivi unendosi e di generare nuovi posti di lavoro. L’Europa dovrebbe diventare un vero mercato unico con tasse basse più o meno omogenee. In particolare, abbiamo due diverse leve per essere più competitivi:

a) Aumentare l’efficienza dell’Europa e degli stati Europei.

L’Europa deve fare tesoro delle critiche della Gran Bretagna. Ma la soluzione non è creare tante Svizzere divise o accettare altre svizzere dentro l’Europa. Bisogna rendere l’Europa più snella ed efficiente. Lo si può fare aumentando economie di scala e sinergie. Riducendo contemporaneamente la corruzione e gli sprechi. Questo permetterebbe anche di ridurre le tasse e il debito.

Esempi di sinergie e di economie di scala che potrebbero essere create in Europa:

  • L’Unione bancaria che manca da troppo tempo.
  • Un unico mercato delle telecomunicazioni.
  • Un unico mercato del GAS europeo.
  • Un mercato finanziario europeo semplice, con bassi costi e omogeneo, l’esatto opposto della Tobin tax e delle tasse che ha l’Italia in campo finanziario.

b) Concedere a caro prezzo l’accesso al mercato unico.

Il mercato unico è un valore solo se siamo in grado di venderlo bene. Se lo svendiamo, non saremo in grado di competere con i paradisi fiscali e soprattutto con le grandi potenze mondiali, come USA, Cina e Russia.

L’Europa è come un grande supermercato. Se l’Europa non farà valere il suo enorme potere d’acquisto per pretende forti sconti o condizioni migliori dei concorrenti, fallirà.

Non basta essere nell’Unione Europea. Bisogna ancora fare la vera Unione Europea. Se saremo deboli, inefficienti, egoisti e divisi perderemo tutti.  Un’Europa che genera enormi differenze di tassazione tra gli stati membri e tra gli stati che accedono al mercato unico, non ha futuro.

Un’Europa che fa favoritismi, alla lunga, danneggia anche chi riceve i favori.

L’esempio della Gran Bretagna e dell’Irlanda.

I Britannici volevano il mercato unico senza aderire all’euro, con benefici fiscali, continuando a spendere di più di quello che producevano. Poi si sono accorti che essere uno dei paradisi artificiali creati in Europa crea il fastidio dell’immigrazione. Allora volevano un ennesimo privilegio, basta mercato unico del lavoro. Vogliamo le vostre aziende, i vostri capitali ma senza i lavoratori Europei. C’è un limite a tutto.

Ad esempio, il PIL dell’Irlanda nel 2015 è cresciuto del 23,6% quello dell’Italia dello 0,8%. Andiamo tutti a lavorare in Irlanda?

Tutti gli squilibri creano tensioni economiche o sociali, che alla fine esplodono.

Il prossimo squilibrio che potrebbe esplodere si chiama Germania.

La Germania ha un enorme surplus commerciale che viola le regole Europee. Non solo esporta deflazione in Europa sfruttando l’impossibile rivalutazione della sua moneta. Il suo squilibrio commerciale crea disoccupazione fuori dalla Germania e attrae milioni di immigrati che prima o poi creeranno tensioni sociali.

Il suo squilibrio commerciale è come una droga. La Germania è disposta a tutto pur di mantenere il suo surplus.  Ad esempio ha favorito il deficit commerciale in UK e in Grecia, facendo finta di non vedere o concedendogli quasi tutto quello che volevano i governi.

I tedeschi temono di pagare il debito di altri stati, quindi frenano sull’integrazione Europea. La Germania impone il rigore a modo suo, per soddisfare il suo surplus commerciale vuole che gli altri si indebitino. Ad esempio, non ha esitato a vendere inutili sommergibili alla Grecia che era già piena di debiti. Poi sfrutta anche la moneta unica che si svaluta, grazie a quel debito che cresce, per esportare ancora di più. Chiaramente questo meccanismo non è sostenibile a lungo.

L’unione Europea, se cambia, può essere ancora un’opportunità enorme, per competere ad armi pari con la Svizzera, gli USA, la Cina, la Russia e domani con la Gran Bretagna. Altrimenti si salvi chi può.

© Riproduzione riservata.

Grazie
Enrico Filippucci
Enrico Filippucci.

Commenti

6 commenti a "Brexit, ora che fare? Diventiamo tutti paradisi fiscali?"

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nemesys
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nemesys

Mi è bastato il titolo…
1) Il Regno Unito ha già un regime fiscale migliore rispetto a molti paesi europei (esempi: la city di Londra e l’isola del Jersey che è un vero e proprio paradiso fiscale);
2) I primi che pagheranno per l’uscita dall’UE della Gran Bretagna saranno proprio i britannici, che andranno in contro ad una “minicrisi” per permettergli di riassestarsi a livello economico;
3) Dire che un paradiso fiscale sfrutta le debolezze dei paesi vicini è assurdo, visto e considerato che la Svizzera confina con Germania, Austria, Italia e Francia, e non credo che tutti questi paesi “godano” di problemi a livello strutturale, anzi;
4) e concludo: dire che dobbiamo aumentare la competitività dei nostri paesi nei confronti dei paradisi fiscali è un’altra stupidaggine, visto che quello è l’ultimo problema di cui preoccuparci. La questione europea va rivista, e anche il discorso del mercato unico, ma le priorità devono essere le politiche di crescita, punto e basta.

Antonio Buccarelli
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Antonio Buccarelli

In Italia è difficile che si cambi, la mentalità e’ dura a mutare, la Germania, mi sembra siamo tutti d’accordo non ha interesse a cambiare, Hollande ha i suoi problemi con le riforme interne. La vedo dura…

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