Deprivazione economica e povertà in Italia dal 2006 a oggi.

Aggiornato 22/11/2017.

1 – Le disuguaglianze in Italia sono cresciute in modo drammatico.

Purtroppo la realtà è impietosa, le disuguaglianze in Italia sono cresciute enormemente. Una fetta sempre più grande di popolazione italiana soffre sempre di più e deve privarsi di beni oggi considerati essenziali.

Nel 2006 c’erano in Italia 3,765 milioni di persone che vivevano in condizioni di severa deprivazione economica. Per capire meglio questo dato, nel 2006 viveva in queste condizioni il 6,4% della popolazione italiana.

Nel 2015 gli italiani residenti in Italia che vivevano in forte deprivazione economica sono diventati 6,981 milioni. Questo dato corrisponde all’11,5% della popolazione italiana, quasi il doppio rispetto al 2006.

Non ci si può aspettare che milioni di italiani, che devono affrontare dure privazioni, possano essere contenti che la situazione si sia stabilizzata. Senza contare che migliaia di italiani sono costretti ad emigrare per trovare un lavoro. Il problema della disoccupazione è tutt’altro che risolto, i dati della disoccupazione da soli non ci permettono di capire il dramma dell’Italia.

2 – L’Italia è l’unica grande nazione europea con l’11,5% dei cittadini in forte deprivazione economica.

Qualcuno potrebbe dire che la crisi economica ha colpito l’Italia come ha colpito l’Europa, ma non è vero. Basta guardare i dati in questa tabella.

La deprivazione economica in Europa dal 2006 al 2015.

 20062015
Italia6,4%11,5%
Francia5%4,5%
Spagna4,1%6,4%
Belgio6,4%5,8%
Estonia7%4,5%
Germania5,1%4,4%
EU 19 paesi6%6,9%
  • In Spagna si è passati da 1,795 milioni di persone in forte deprivazione economica nel 2006, pari al 4,1% della popolazione, a 2,936 milioni nel 2015. Più precisamente nel 2015 in Spagna il 6,4% della popolazione ha vissuto in forte deprivazione economica, mentre in Italia siamo ormai all’11,5%.
  • Nello stesso periodo, tra il 2006 e il 2015, in Portogallo la deprivazione economica è rimasta costante intorno al 9,6% della popolazione, e ora è più bassa che in Italia.
  • In Francia si è passati dal 5% della popolazione in forte deprivazione economica nel 2006, al 4,5% nel 2015.
  • Sempre nello stesso periodo, in Belgio si è passati dal 6,4% della popolazione in forte deprivazione economica nel 2006, al 5,8% nel 2015.
  • In Estonia si è passati dal 7% della popolazione in forte deprivazione economica nel 2006, al 4,5% nel 2015.
  • Il dato più significativo è forse la media delle 19 principali nazioni Europee, siamo passati dal 6% della popolazione europea nel 2006, al 6,9% nel 2015. Questo dato dimostra che il forte aumento della deprivazione economica è un problema principalmente italiano.

Tutti questi dati sono forniti da Eurostat ogni anno, io li ho estratti da questa tabella.

Definizione di forte deprivazione economica:

Si considerano in severa deprivazione economica le persone che devono privarsi di almeno 4 cose in questa lista:

  1. Pagare affitto o bollette.
  2. Riscaldare la casa.
  3. Far fronte a spese impreviste.
  4. Mangiare carne, pesce o proteine equivalenti ogni due giorni.
  5. Una settimana di ferie fuori di casa.
  6. Possedere un auto.
  7. Avere una lavatrice.
  8. Possedere una televisione.
  9. Avere un telefono.

3 – Se parliamo di vera povertà, in termini assoluti, il nord Italia ha raggiunto il Sud.

Nei dati precedenti sono comprese le persone che vivono nell’indigenza assoluta. Qualcuno potrebbe pensare che almeno i veri poveri non sono aumentati, ma è vero il contrario.

Nel 2015 meno di 2 milioni di italiani vivevano in grave povertà, dati Eurostat. Nel 2016 gli italiani che vivono in povertà sono circa 4,6 milioni di persone.

Quindi dei 7 milioni di italiani in forte deprivazione economica:

  • 4,6 milioni vivono in grave povertà, più che in grave deprivazione economica.
  • 2,4 milioni di Italiani non sono ancora in grave povertà ma patiscono “solo” la deprivazione economica.

Chi pensa che almeno il nord Italia sia un’isola felice si sbaglia, nel 2005 i poveri al nord erano circa 0,59 milioni, nel 2016 sono circa 1,8 milioni, il triplo. Al sud, nello stesso periodo, gli indigenti sono quasi raddoppiati e sono arrivati a 2 milioni circa.

Non si può solo stabilizzare una catastrofe così, cercando a volte di nascondere la realtà, questo è uno dei principali motivi della bocciatura del governo Renzi.

© Riproduzione riservata.
Per accedere agli argomenti del blog torna a inzio pagina.

Grazie
Enrico Filippucci
Enrico Filippucci.

9 commenti su “Deprivazione economica e povertà in Italia dal 2006 a oggi.

  1. In Spagna si è passati da 1,795 milioni di persone in forte deprivazione economica nel 2016, pari al 4,1% della popolazione, a 2,936 milioni nel 2015.
    Intende l’anno 2006? Giusto ?!

  2. Caro Enrico e, non per fare il pessimista, NON E’ ANCORA FINITA !
    Anzi ho il timore che siamo solo all’ inizio. Italia e’ come una mega corporation in forte crisi finanziaria ed economica che avrebbe bisogno di Idee, Di Strategie, di Piani almeno a 10 anni, di capacita’ organizzativa, di tenacia per portare avanti codesti piani per 10 anni. E di CREDIBILITA’ . Ma chi vedi in Italia – singolo o partito – avere queste caratteristiche ??
    Le criticita’ sono interne: Troppo stato male organizzato ed inefficiente, troppa burocrazia (leggi e rogole) che impediscono invece di aiutare, troppi politici inetti, troppe lobbies solo affaristiche a spolpare lo stato, troppa mafia.
    Si aggiungono le criticita’ esterne: si chiamano in primis Cina e India + i paesi li vicini. Circa 4 mdi di persone che premono per avere anche loro il loro benessere. Fanno di tutto – lecito e illecito – e lavorano 12 ore al giorno ! cosa che noi abbiamo disimparato ! E molti lo hanno raggiunto. circa 400 mni di cinesi sono gia’ molto piu’ ricchi degli italiani !! ma ne mancano ancora 1.100 mni ! Solo quando questa enorme massa avra’ raggiunto un equilibrato benessere allora l’ italia potra’ respirare. Ma dove sara’ a quel tempo ???
    CD

    • Grazie per il commento, i Cinesi ricchi sono ottimi clienti per il nostro settore del lusso, il problema sono i poveri che sono sfruttati. Hai ragione, piano piano i redditi in Cina stanno aumentando e questo è un bene. Non chiudo gli occhi e cerco i dati ma poi, come te, voglio essere ottimista. Certo, anche io ho momenti di sconforto ma poi mi riprendo e continuo a lottare e a lavorare duramente.

      • Ciao Enrico, purtroppo credo ci sia poco da essere ottimisti. Il mondo purtroppo produce ed è in grado di sostenere una certa quantità finita di ricchezza e reddito da dividere fra tutti. Se 2 miliardi di persone aumenteranno il loro reddito, inevitabilmente dovrà diminuire in maniera irrecuperabile quello di altre popolazioni. E purtroppo la nostra Italia, a causa di tutti i motivi riportati nell’articolo, è una di quelle nazioni che sono su quella strada. La stessa fine, purtroppo, rischiano di farla le altre nazioni del sud Europa e di altre parti del mondo.
        Nel nostro caso, 30 anni di immobilismo e potere mantenuto a spese dello stato, hanno portato la popolazione a credere che il benessere fosse dovuto e che in qualche maniera un modo per risolvere i nostri problemi quotidiani si trovava sempre, leggi raccomandazione, affiliarsi a qualche conoscenza. La crisi del 2008 ci ha fatto capire che questo modo di vivere e fare era giunto al capolinea. Le nazioni più preparate e con una classe dirigente piu preparata sono riuscite a reagire, quelle più indietro e con politici e manager come la nostra avviate ad un declino oramai non più recuperabile. Vorrei tanto sbagliarmi ed essere smentito e sperare che menti illuminate riescano a ribaltare la situazione ma purtroppo non vedo nulla di buono all’orizzonte, solo palloni gonfiati o eterni “protestatori”.

  3. E’ la prima volta che intervengo ad un forum perchè in genere ho poca fiducia in questo strumento. Comunque questa volta provo a dire la mia sperando di dare un contributo costruttivo. Partendo dai dati forniti da Filuppucci che sono, ritengo, corretti appare una fotografia di una nazione che in 10 anni è regredita pesantemente ed in modo allarmante e generalizzato. Questo è evidentemente fonte di scontento generalizzato e sfiducia nella politica. Credo che sia anche evidente che i presupposti della decadenza economica italiana erano già presenti ben prima del 2006. Ritengo che l’apertura dei mercati asiatici con la globalizzazione abbia contribuito molto alla decadenza ma il fatto più grave è che il sistema finanza-imprenditoria-politica italiano sia stato inadeguato e incapace di affrontare il mutato scenario. Fino dagli anni 2000 all’Italia è mancata una strategia nazionale che solo una politica seria e responsabile poteva darle. Per cambiare rotta credo che ci vogliano idee, tempo e stabilità politica che purtroppo manca. Analizzare i motivi di questa carenza e trovare le soluzioni dovrebbe essere il primo obiettivo secondo me, prima di andare a trovare cause esterne o soluzioni improvvisate. Qui mi fermo perchè il discorso si allarga. Ma vorrei, prima di procedere, ricevere opinioni su quanto detto.

    • Io non credo che sia mancata una stategia…c’è stata e C’e’ ancora…..di svendere l’Italia…ad arabi , cinesi, banche europee e svuotare impoverire denutrite il nostro paese con un enorme cospirazione….e sotto i nostri occhi ” chiusi” ci stanno rubando tutto.l’Europa ha appoggiato tutto ciò è continua a farlo, un Po a torto ma un po a ragione …vedi caso Ilva di Taranto…una vergogna italiana…e invece di purificarci e aiutarci ci stanno sotterrando lasciando però solo un bel tappeto rosso all’acciaio cinese. L’Europa accecata dal nostro mal costume non ci ha valorizzato e sollevato anzi…..e la situazione dei migranti e’ solo la cima dell’iceberg. Le carenze non sono frutto di incompetenze sviste e pigrizia dei nostri burattinai anzi una completa …scusate il termine ma qui e’ corretto ” puttanata” , come dei ” magnaccia” ci hanno venduto e ci stanno usando piano piano….chiunque sta attingendo a quest’acqua santiera italiana e inoltre le nostre menti più eccelse , coltivate dalle nostre università , pagate dalla nostra società , portano frutto ai paesi più lungimiranti.le nostre migliori aziende vendute o svuotate, qui rimarranno gente di serie B e retrocederemo in una nuova classe di paesi, non emergenti o in via di sviluppo o industrializzati ma si chiameranno “involuti ” …. Dunque non sono le idee che mancano ma la volontà …ma non di chi ci sta gestendo ( che anzi ci sta remando contro , Renzi ci aveva già venduti alle banche straniere) ma ci vuole che i burattini si sveglino , si strappino i fili e si prendano delle responsabilità ognuno , non solo i politici!! Deve partire dal basso non dall’alto, da li Non piove acqua ma macigni sulle nostre teste .

  4. Io credo che di base ci sia anche una grande pigrizia , inerzia, rassegnazione , tipica degli italiani , che non amano rovinarsi le giornate a parlare di questi problemi così ” noiosi” e preferiscono scaricare ad “altri” queste cose come se fossero affari di altri, perché tanto nessuno ci può fare più nulla, tutti sono corrotti e allora l’unica cosa che rimane da fare e’ continuare a votare i bugiardi o peggio non votare proprio, come se ciò servisse realmente a qualcosa o che poi qualcuno potesse poi cambiare atteggiamento ….si preferisce parlare di pallone o di altro….io sono inorridita delusa e mi sento impotente di fronte a tanta stupidità sia politica , sia di quelli che ancora credono alla vecchia classe politica e detestano chi si scuote tanto per cambiare le cose. In questo paese occuparsi di politica sembra essere una esclusiva dei politici, io sono certa che ognuno dovrebbe occuparsi della ” cosa pubblica” e dovrebbe essere obbligatorio tornare anche a studiare a scuola educazione civica per imparare cosa significa essere in una società civile…invece di occuparsi del ” pesce marcio “renziano, berlusconiano o altri perché non ci impegniamo tutti nell’inventarci un nuovo modo di fare politica, un po’ guardando chi lo ha fatto bene e un po’ mettendoci la nostra unicità di Italiani perché noi siamo migliori di tutto il mondo in moltissime cose : creatività , precisione, impegno, eccellenza di produzione, deduttivita’, inventività , poesia…..e sono certa che voi ne troverete altri. Perché non usiamo ciò invece di ripiegarci sempre sui nostri difetti o sui nostri errori??? Se solo ci credessimo tutti che possiamo davvero essere noi questa Italia , invece di arrenderci di essere ostaggi di tutti queste brutte anime che girano , non solo al parlamento , ma in banca m nei sindacati , nelle municipalizzate, in Vaticano e chi più ne ha più ne metta…..arresi e rassegnati a questi pochi ometti potenti……!!!!!

    • Cristina evidenzia alcuni motivi di questa nostra carenza a trovare le soluzioni alla decadenza dell’Italia. Sono d’accordo con lei che incompetenze e pigrizia di chi ha governato dalla fine degli anni 90 e, aggiungo, una forte componente di interessi personali e di gruppo, hanno fatto si che non si sia fatto nulla o quasi per porre le basi di una crescita solida (come invece hanno fatto ad esempio in Germania). Le mancanza di idee non credo sia mai stato un problema dell’italiano ma chi le aveva è stato frustrato dalla difficoltà e dagli ostacoli burocratici e fiscali dello stato e dalla mancanza di credito da parte delle banche. In questo contesto molti imprenditori hanno preferito trovare le strade più comode per risolvere i loro problemi sia come impresa che come singoli individui: produrre nei paesi a basso costo manodopera, vendere a società estere, o peggio non investire in innovazione e lasciar depauperare il capitale tecnico e umano delle aziende fino al fallimento. Sono anche d’accordo con Cristina che l’italiano non si coinvolge molto nella cosa pubblica e aggiungo anche che ama molto criticare, dare la colpa ad altri: l’Europa, le banche, i politici di turno al governo, il capo dello stato ecc…..
      Il passo successivo sarebbe secondo me capire che stiamo tutti nella stessa nazione e in un contesto politico ed economico europeo e mondiale che non possiamo ignorare e che dopo di noi non c’è il diluvio ma i nostri figli e nipoti. Purtroppo qui siamo molto carenti e finiamo per dividerci fra di noi anche quando desideriamo le stesse cose magari con tempi diversi. La partecipazione alla politica come modo di trovare un accordo fra le parti per andare avanti insieme (non il compromesso di favori) non sembra essere un obiettivo da perseguire. Non mi inoltro in valutazioni politiche ma credo che alcune affermazioni di Cristina non siano utili a far passi avanti e che siano un pò velleitarie. Mi ricordano i tempi di quando facevo l’università….. era il 1968!

Lascia un commento