Sorpresa, i disoccupati over 50 sono triplicati dal 2006 al 2016

Aggiornato 2/5/2017.

La disoccupazione non è più un problema solo giovanile.

Nel 2006 in Italia c’erano 150.000 disoccupati nella fascia tra i 50 anni e i 64 anni, dopo dieci anni nel 2016 sono diventati 486.000. Questo significa che la disoccupazione over 50 è aumentata in dieci anni del 224%. I disoccupati in Italia sono passati da 1.640.000 nel 2006 a 2.950.000 nel 2016, con un incremento di circa l’80%.

  • Quindi, la disoccupazione in Italia in dieci anni è quasi raddoppiata. Invece, nello stesso periodo, la disoccupazione nella fascia di età da 50 a 64 anni è più che triplicata.

Avevo già evidenziato, quasi tre anni fa, che in Europa e in Italia il problema della disoccupazione in età avanzata veniva ignorato. La situazione è peggiorata ulteriormente.

Non solo sono aumentati i disoccupati ma sono aumentati anche gli scoraggiati e gli inattivi. Infatti, nel 2006 gli over 50 inattivativi o scoraggiati erano meno di 400.000, nel 2016 sono diventati 670.000, un incremento di circa il 72%. Per cui il numero dei disoccupati reali è sicuramente maggiore.

La bufala dell’aumento dell’occupazione over 50.

Molti guardano al tasso di disoccupazione italiano che si è stabilizzato e ignorano il bassissimo tasso di occupazione. Ne avevo parlato oltre un anno fa, globalmente il tasso di occupazione sta leggermente migliorando negli ultimi anni ma siamo sempre tra gli ultimi.

Allungando l’età in cui si va in pensione aumentano gli occupati over 50. Ma i disoccupati e gli scoraggiati aumentano molto di più. Ovviamente, lasciando molte più persone senza lavoro e senza pensione qualcuno riuscirà a trovare un lavoro. Quindi, chi usa il dato dell’aumento degli occupati over 50, senza spiegare i motivi palesi alla base della crescita, sta manipolando la realtà.

Anche guardando solo i disoccupati ufficiali, nel 2016 la fascia di età da 50 a 64 anni ormai rappresenta il 16,5% del totale dei disoccupati italiani. Fare credere che esita solo il grande problema della disoccupazione giovanile è pura follia. Per gli stessi motivi, come si fa a dire che il problema della disoccupazione è in via di risoluzione visto che forse c’è, o forse ci sarà, una timidissima ripresa economica?

Dire queste mezze verità è anche un modo per cercare di illudere gli elettori che hanno ancora un lavoro ma temono di perderlo.

I dati usciti a maggio 2017 sulla disoccupazione di marzo 2017 confermano la mia tesi. Per la prima volta dall’inizio delle serie storiche mensili, i disoccupati over 50 hanno superato i disoccupati nella fascia tra i 15 e i 24 anni. A marzo infatti, i senza lavoro con più di 50 anni erano 567.000 mentre tra i 15 e i 24 anni erano di 524.000. Rispetto a febbraio i disoccupati over 50 sono aumentati di 59.000 unità.

Ormai siamo tutti giovani, ma nel senso che siamo tutti a rischio altissimo di rimanere disoccupati o sottoccupati.

Perché non si riesce a risolvere il problema della disoccupazione?

Mi rendo conto che bisogna risolvere il problema della disoccupazione con un approccio organico, che purtroppo non c’è stato. Si è provato a eliminare la disoccupazione per decreto, come nel caso di garanzia giovani. I risultati sono stati scarsi e, come abbiamo visto, per alcune fasce di età è stato un disastro. La disoccupazione in aumento è un fallimento della politica e dell’economia italiana ed europea.

  • Ad esempio, i disoccupati a gennaio 2017 erano 3.097.000, 2.000 in più di dicembre 2016 e 126.000 in più rispetto a gennaio 2016. Il governo italiano, in questo disastro, commenta solo i 236.000 nuovi occupati su gennaio 2016. Dimenticando di dire che il dato è stato prodotto dalla riduzione degli inattivi tra i 15 e i 64 anni, -461.000.

Come alle elezioni, i politici trovano sempre un dato che mostra un piccolo miglioramento per cantare la loro vittoria, ma quale vittoria? Stanno, nella migliore delle ipotesi, stabilizzando il dramma della disoccupazione e sono felici. Come fanno a non capire che è inaccettabile un tasso disoccupazione così alto e per così lungo tempo? Non riusciamo a risollevarci ma per loro va bene così.

Non vedo politici europei e italiani ossessionati dalla necessità di risollevare l’economia e creare opportunità di lavoro. I problemi sono sempre altri e degli altri. La pazienza degli italiani potrebbe finire presto o forse è già finita, come abbiamo visto per il referendum costituzionale.

Bisogna prendere decisioni coraggiose per abbassare il tasso di disoccupazione.

  • Servono riforme impopolari per rilanciare l’economia e il mercato del lavoro? Ok, facciamole.
  • Serve maggiore integrazione Europea? Facciamola. Oppure ammettiamo che abbiamo fallito e ognuno per se e dio per tutti.
  • Serve copiare il modello politico e economico USA o UK? Ok copiamo tutto e andiamo avanti.

Basta che non continuiamo ad affondare in un mare di chiacchiere. Non credo che possiamo permetterci di perdere altri tre anni di tempo, questa è l’ultima chiamata.

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Grazie
Enrico Filippucci
Enrico Filippucci.

10 commenti su “Sorpresa, i disoccupati over 50 sono triplicati dal 2006 al 2016

  1. Purtroppo sono pessimista. Nel campo del lavoro, ma anche nel resto, la nostra classe politica ha una visione di breve se non brevissimo periodo : la prossima tornata elettorale, qualunque sia. Mi ha stupito molto il dato relativo alla disoccupazione della fascia di età tra i 50 e i 64 anni. Tra tre anni non sarà cambiato nulla e vedremo l’ultima chiamata.

    • Caro Franco, grazie per il commento. Cerco di non essere pessimista ma non sempre ci riesco. Sicuramente non dobbiamo farci prendere in giro da questi furbacchioni.

  2. Caro Enrico,
    nonostante io sia un ottimista di natura mi trovo d’accordo sia con l’analisi che con i toni che hai utilizzato nel tuo post. Il problema a mio parere risiede non nella situazione politica ma nella natura della politica in Italia ed è indipendente dallo schieramento che governa in quel momento. Mi spiego meglio.
    L’ultimo governo Renzi ha cercato, in maniera più o meno condivisibile, di dare una scossa alla situazione andando a toccare l’articolo 18. Questo ha sbloccato momentaneamente il mondo del lavoro ma, come tutte le soluzioni a breve termine, l’effetto è durato molto poco e tolti pochi fortunati (come me d’altronde) molti sono ancora in mezzo al nulla.
    L’Italia ha bisogno di una grande alleanza di governo, che possa attuare importanti modifiche strutturali senza temere lo scontento che inevitabilmente accompagna nei primi tempi il cambiamento. E’ impossibile pensare di avviare un progetto a lungo termine se si teme di non poter governare per più di due anni a causa dell’instabilità del sistema di cui si fa parte; ecco quindi che tutti pensano ad operazioni che procurino effetti immediati, numeri da esibire dall’oggi al domani, senza pensare ad strategie i quali risultati possano affermarsi con forza dopo 6-8 anni.
    Penso che chiunque si presenterà in futuro al governo dovrà fare i conti con queste dinamiche e a farne le spese sarà tutto il Paese.
    Cari saluti
    Daniele

  3. Ottimo articolo, soprattutto perché “indipendente”.
    A mio avviso il vero nodo è questo: Perché non si riesce a risolvere il problema della disoccupazione?

    In teoria la risposta è semplice, è già stata detta più volte, ma NON LA I VUOLE ATTUARE.
    La disoccupazione si risolve con lo sviluppo. … e perché l’Italia non si sviluppa ?
    Draghi (Banca d’Italia) lo disse già nel 2010 (leggere qui per rinfrescarsi la memoria:
    http://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&doc=32336#.WMvZIzs19pg ).
    Evasione fiscale e Corruzione sono le piaghe italiane che ostacolano la crescita dell’economia: “relazioni corruttive tra soggetti privati e amministrazioni pubbliche – ha sottolineato – in alcuni casi favorite dalla criminalità organizzata, sono diffuse. Le periodiche graduatorie internazionali collocano l’Italia in una posizione sempre più arretrata. Studi empirici mostrano che la corruzione frena lo sviluppo economico”. In questo momento di crisi, aggiunge, “i costi dell’evasione fiscale e della corruzione divengono ancora più insopportabili”.

    Inoltre un recente studio della BCE (sempre Draghi): “Corruzione e scarso rispetto delle leggi fanno ristagnare il pil. Nonostante le riforme”.
    Leggere qui i dettagli:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/03/crescita-studio-bce-corruzione-e-scarso-rispetto-delle-leggi-fanno-ristagnare-il-pil-nonostante-le-riforme/2952825/

    La bassa “qualità istituzionale”, spiega l’Eurotower nel suo bollettino economico, ha un effetto diretto – negativo – sull’economia. E l’Italia è penultima nella classifica che la misura, subito prima della Grecia e lontana non solo dai Paesi più virtuosi ma anche dalla media dell’Eurozona. In un contesto del genere diventa inutile metter mano ai contratti di lavoro, cercare di aumentare la concorrenza e cambiare la Costituzione.
    NB da notare che questa notizia è stata riportata solo dal fatto Quotidiano. Le altre testate silenzio oppure titoli ben diversi sullo studio BCE.

    Se i nostri politici (CORROTTI FINO AL MIDOLLO) non capiscono questo, non ne usciamo più!

    CONCLUSIONE: Scegliere bene chi votare …..

    • Ciao Ermanno,
      sono anni che scelgo bene chi votare ma non cambia niente. A parole sono tutti fenomeni, poi quando vanno su scopri chi sono veramente e chi sta dietro di loro. Io non so più chi votare, non vorrei votare il nuovo Razzi o il nuovo capo banda.

      Nessuno partito o movimento è immune, se sei una persona seria e competente ti fanno fuori subito. In Italia cercano gente che sa come “far scomparire i soldi” e che obbedisca agli sponsor. Se nella tua famiglia hanno fatto qualche fallimento con fraudolenza o hai falsificato qualche titolo di studio o hai imbrogliato per farti mettere in lista, allora sei la persona giusta da sostenere.

      Se hai trovato chi risolverà i problemi dell’Italia sono contento per te, non dirmi niente perchè so sbagliare anche da solo e in questo blog non si fa proselitismo politico.

  4. Assistiamo ancora una volta, ed è ormai una situazione perdurante da troppo tempo, al totale scollamento e “incomprensione” da parte di chi DEVE (lo scrivo in maiuscolo di proposito) guidare politicamente il Paese ed i reali bisogni e problemi di chi il Paese lo compone e lo vive. È, a parer mio, una frattura difficile da sanare, e francamente non si intravedono figure o anche solo parvenze di personalità forti ed autorevoli in grado di “vivere” sulla propria pelle tale stato di cose. E tradurlo in fatti, azioni , strategie e proposte che possano lentamente fare ritornare a crescere speranza e fiducia nella gente.

    Manca un disegno, un ideale , un punto di arrivo a cui tendere sapendo che chi lo comincia forse non lo vedrà completato ma lo vedrà crescere e prendere forma a beneficio di chi verrà dopo. È proprio questo che ci difetta, a tutti quanti pero’; vogliamo il risultato di breve, e questo si traduce anche nella scelta di chi ci dovrebbe guidare.

    • Ciao Sergio, purtroppo è vero quello che scrivi. Anche quando trovi qualcuno che ha un disegno che potrebbe funzionare poi si contorna di arrivisti che si vendono al migliore offerente. Forse il problema siamo proprio noi italiani.

      • Io credo che il problema sia che noi Italiani abbiamo delegato troppo, per non dire che ci siamo disinteressati completamente, confondendo lo sviluppo economico ed il relativo ed effimero derivante benessere materiale, con lo sviluppo culturale e civico. O perlomeno dando per scontato che le due cose potessero essere legate.

        Purtroppo i fatti di tutti i giorni stanno li a dimostrare quanto poca cultura e quanto poco senso civico ed educazione guidano i nostri comportamenti. Genitori o adulti che si comportano nello stesso modo se non peggio dei figli o degli adolescenti, mutuandone o copiandone i comportamenti infantili o immaturi. Nessun senso critico ne tanto meno di responsabilità verso il vivere civile ed il bene comune. E, cosa ancor peggiore, nessuna voglia di essere un esempio di onesta’ o rettitudine e di rispetto reciproco.

        Ricercare la cause di ciò può essere difficoltoso e forse risale a fasi storiche di cui non ci sentiamo forse parte, per ignoranza, ma di cui comunque siamo figli. Altre nazioni probabilmente hanno avuto il vantaggio di non avere la Chiesa come istituzione in casa propria e di non avere forse avuto le divisioni o le fazioni che abbiamo avuto noi. Ma questa e’ solo la mia opinione per quello che può valere.

        Ripartire dalla base, dall’insegnamento, dalla consapevolezza che solo attraverso la crescita culturale ci si sviluppa come individui e quindi come società. Pur e soprattutto nelle diversità di opinioni e di esperienze. Pensare al bene comune e’ ciò che consente di avere accesso anche al proprio.

        Ma evidentemente per qualcuno è proprio difficile da capire. O forse volutamente non compreso.
        Pero’ non si può sempre sperare che sia qualcun altro a pensarci. Ognuno di noi nel suo piccolo può fare qualcosa. Senza girare la testa dall’altra parte …….

  5. Troppo giovani per la pensione…..troppo vecchi per il modo del lavoro..E del bagaglio di esperienza che possiamo portare….non importa un beato fico secco a nessuno….
    Più triste e desolante di così. …

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