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Falsi miti del risparmio gestito e fondi comuni d’investimento

1. Il boom del Risparmio Gestito e dei Fondi Comuni.

Mese dopo mese stiamo assistendo al superamento di nuovi record nella raccolta di fondi da parte del risparmio gestito, i flussi di capitale sono sempre positivi. Il risparmio gestito può avere diverse forme, quello più conosciuto in Italia dai piccoli risparmiatori è l’investimento tramite i Fondi Comuni.

Il risparmio gestito sta diventando la fonte principale di reddito per le istituzioni finanziarie. I bassi tassi di interesse e la difficoltà nel farsi ripagare i prestiti, hanno costretto le banche a spingere questo tipo di investimento in maniera sempre più aggressiva.

I risparmiatori e i piccoli e investitori hanno un grosso problema, i rendimenti bassi dei titoli di stato non ripagano adeguatamente il rischio. Questo problema è una opportunità per chi vende il risparmio gestito e per chi offre servizi accessori.

Forti interessi economici spingono, oltre il lecito, l’investimento in Risparmio Gestito e Fondi Comuni.

Spesso mi capita di sentire in televisione o di leggere sui giornali vere e proprie pubblicità occulte e ingannevoli a favore del risparmio gestito. Queste pubblicità occulte sono mascherate da informazioni finanziarie o dibattiti che in pratica spingono verso l’investimento in fondi.

Alcuni amici mi raccontano che sono messi sotto pressione dalla loro banca, che vorrebbe che affidino i loro risparmi al risparmio gestito. In pratica le Banche trovano ogni scusa per provare a vendere ai loro correntisti i fondi di investimento delle loro SGR (Società di Gestione del Risparmio) o di quelle che hanno convenzioni con la banca.

Non sono contrario al risparmio gestito. Ci sono gestori molto capaci che hanno rendimenti superiori ai benchmark dei mercati di riferimento.

Come si può capire se un gestori di fondi è bravo?

Per capire se un gestore sia stato bravo lo si confronta non solo con i suoi concorrenti ma anche con il rendimento medio dei mercati su cui investe, il così detto “benchmark portfolio”.

Ad esempio, supponiamo che il gestore abbia investito il 50% in azionario Italia e il 50% in azionario Cina. Secondo me, si può dire che il gestore è stato bravo se ha superato il rendimento medio di questi due mercati.

Il benchmark portfolio è disponibile per ogni fondo di investimento, però rappresenta il rendimento passato, mentre il futuro non lo conosce nessuno. Un gestore che ha fatto bene in passato potrebbe fare molto male in futuro o viceversa.

D’istinto, non darei i mie risparmi a chi ha fatto esageratamente bene per poco tempo né tanto meno a chi ha già fallito. Entrambi potrebbero avere preso dei rischi troppo grandi, questo però è solo un giudizio superficiale e d’istinto, la realtà è molto più complessa.

I motivi, più o meno veri, per cui un risparmiatore dovrebbe investire in un fondo comune d’investimento, sono comunicati ossessivamente sui canali televisivi, sulle radio, sui giornali e persino sui blog.  Chi decidesse di affidarsi al risparmio gestito lo deve fare basandosi sui fatti, non su quello che gli vogliono fare credere. La classica pubblicità è spesso più affidabile e controllata dei dibatti dei cosiddetti esperti e di molti giornalisti finanziari.

2. I falsi miti, creati dai media, su risparmio gestito e fondi comuni d’investimento:

a) Per diversificare, un piccolo risparmiatore, deve affidarsi al risparmio gestito.

Questo “dogma” è il più diffuso nelle trasmissioni televisive e in radio. Nessuno degli esperti o dei giornalisti in studio osa metterlo in dubbio. Ma è falso, perché non è vero che un piccolo risparmiatore per diversificare è costretto ad affidarsi al risparmio gestito.

  • Il piccolo risparmiatore può facilmente diversificare da solo il suo portafoglio investendo in Italia. Ci sono azioni quotate in Italia di multinazionali italiane, che producono utili in quasi tutto il mondo. Alcune di queste hanno anche parte della produzione all’estero. Quindi gli utili dipendono poco dal mercato italiano. Queste multinazionali sono in diversi settori. Quindi potrei comprare delle azioni sulla borsa italiana di diverse multinazionali. Ad esempio, potrei comprare azioni del settore meccanico, del lusso, del settore energetico e del settore alimentare.
  • Alcune azioni internazionali non italiane sono quotate anche in Borsa Italiana. La borsa Italiana ha un segmento di mercato dedicato alle azioni Internazionali, il Global Equity Market, GEM. La lista delle azioni quotate nel GEM è per ora limitata, ci sono soprattutto alcune grandi aziende tedesche e Francesi. I costi del GEM dovrebbero essere gli stessi del mercato telematico azionario, ma i volumi sono bassi e di conseguenza lo spread tra offerta e domanda è alto.
  • Si può anche investire direttamente sui principali mercati esteri. Ad esempio, utilizzando una normale Banca Online italiana, si può investire direttamente dall’Italia in azioni e obbligazioni quotate sui principali mercati europei e nord americani. Chi non si fida dell’Euro, può decidere ad esempio, di investire dall’Italia, sempre tramite una banca online italiana, in USA in dollari. Diversificando così anche la valuta ma aggiungendo i rischi di cambio. Chi volesse diversificare con obbligazioni statali è ancora più facilitato. I piccoli investitori possono comprare quasi tutti i titoli di stato nazionali e internazionali direttamente in Borsa Italiana. Tuttavia, è anche facile comprare bond di paesi con valute che collassano o peggio falliscono, come accadde per l’Argentina.

Chiaramente i rischi rimangono, diversificare non vuol dire necessariamente ridurre il rischio.

b) Per ridurre il rischio si deve diversificare a livello mondiale e solo tramite il risparmio gestito.

Questo falso mito è creato a supporto del primo, ma due falsità non fanno una verità. A supporto di questa tesi, i vari commentatori prezzolati, fanno vedere come le borse mondiali perdono mediamente meno di una singola borsa che è andata male. In questo modo spingono verso mercati o indici che sono difficili o impossibili da acquistare per un piccolo risparmiatore.

Però non fanno vedere che gli indici mondiali vanno mediamente peggio quando le cose vanno bene. Diversificando sugli indici mondiali si riduce forse il rischio ma si riduce in proporzione anche il potenziale guadagno.

Il piccolo risparmiatore può ridurre enormemente il rischio diversificando bene, anche senza investimenti in fondi.

  • Si può restare sui titoli di stato e diversificare il rischio su diverse aree geografiche. Basta fare un mix di titoli di stato Tedeschi e USA senza comprare fondi, per avere un rischio bassissimo e un rendimento altrettanto basso. Chi cerca più rendimento può aggiungere anche qualche azione.
  • Se si volesse diversificare senza ridurre i rischi, e quindi senza ridurre i potenziali rendimenti, si torna a quanto ho già spiegato nel capitolo precedente.
  • Esiste una terza possibilità, che è una via di mezzo tra un fondo comune e un titolo azionario. Gli Exchange Traded Funds (ETF) sono strumenti finanziari di risparmio gestito. In pratica sono come fondi comuni d’investimento con una “gestione passiva”. Gestione passiva significa che il gestore cerca solo di replicare l’andamento del prezzo dell’indice di riferimento, o della materia prima, o di qualsiasi attività finanziaria. In questo modo si può evitare il rischio del gestore incapace e, come vedremo in seguito, si riducono, ma non si eliminano, i “costi occulti”. Rimane però il rischio del fallimento dell’emittente, che teoricamente dovrebbe essere separato dai fondi emessi ma in alcuni casi fraudolenti così non è stato. Quantomeno gli ETF sono scambiati in mercati organizzati, quindi molti ETF possono essere comprati direttamente dal piccolo risparmiatore.

c) Un paio di fondi comuni d’investimento, che diversificano bene i patrimoni gestiti, garantiscono una perfetta diversificazione.

Questo è forse il falso mito più pericoloso. Un risparmiatore potrebbe essere indotto a pensare che, comprando un fondo comune d’investimento, o un ETF, che diversifica il portafoglio perfettamente, abbia diversificato il suo investimento come se avesse comprato lui direttamente i prodotti finanziari sottostanti.

Anche se i fondi investono in tutto il mondo e in diverse asset class, bisogna sempre ricordarsi che un prodotto di risparmio gestito è lui stesso un prodotto finanziario, e quindi può fallire. Ci si espone a un rischio non trascurabile anche se si comprano fondi diversi da uno solo emittente.

Un’informazione che potrebbe essere fuorviante è la classificazione del grado di rischio dei fondi d’investimento. Ad esempio, Assogestioni, l’Associazione del Risparmio gestito, ha fatto una classificazione dei fondi in classi di rischio. Questa classificazione è sicuramente utile per farsi un’idea di massima ma non va preso alla lettera.

La classificazione dei fondi in classi di rischio è fatta basandosi principalmente sulla volatilità passata dei fondi. Nessuno ci può garantire la volatilità futura e soprattutto nessuno ci può garantire dagli imprevisti e dalle truffe.

  • Ad esempio, comprare tutte le azioni di un indice direttamente è molto più sicuro che comprare solo l’ETF o il fondo che le rappresenta. Questo perché è impossibile che falliscano tutte le azioni contemporaneamente ma è possibile che fallisca l’ETF o il fondo d’investimento o chi li ha emessi.

Un fondo o un ETF potrebbero fallire per vari motivi:

  • Perché un altro prodotto, di solito ad alto rischio, dello stesso emittente subisce perdite enormi, facendo fallire l’emittente e mettendo in evidenza eventuali anomalie nascoste;
  • L’emittente del fondo potrebbe fallire per una truffa. I dipendenti o i proprietari dell’emittente del fondo, potrebbero fare una truffa o semplicemente potrebbero aggirare le regole. Questo potrebbe portare al fallimento del tuo fondo comune d’investimento o del tuo ETF, perché sono dei prodotti finanziari con dei rischi non sempre quantificabili a priori.

Di questi casi, ce ne sono già stati e ce ne saranno sempre. I nomi di emittenti falliti recentemente più famosi sono Lehman Brothers e Maddof. Il rischio è molto basso ma bisogna esserne consapevoli.

Chi è informato, quando sente puzza di bruciato, forse riesce a scappare. Meglio ancora, chi è informato, non corre proprio il rischio di mettere molti soldi su un solo emittente. L’emittente Lehman Brothers, aveva la tripla A quando è fallita, la classe di rischio più bassa per un istituto finanziario.

Ovviamente, si può diversificare seriamente tramite i fondi comuni d’investimento o gli ETF, ma si devono diversificare accuratamente anche gli emittenti.

d) – I gestori dei fondi sono mediamente più bravi del singolo investitore.

Questa affermazione è teoricamente mediamente vera, ma praticante è mediamente falsa. Di sicuro i gestori sono spesso più bravi del singolo investitore, me compreso. La loro bravura deriva teoricamente dal lavoro di squadra, dalle informazioni che hanno a disposizione e dalla selezione a cui sono sottoposti. I rendimenti “reali lordi” di un gestore professionale, ovvero quelli prima di caricare le spese del fondo e le spese per piazzare il fondo alla clientela, sono spesso ottimi.

Il gestore del fondo deve essere molto bravo per compensare i costi.

Ad esempio, il gestore porta a casa un 10% di rendimento “reale lordo”, superando il benchmark portfolio del 5%. Un risultato teoricamente ottimo. Dopo, da quella cifra guadagnata, bisognerà togliere il costo della struttura e lo stipendio del gestore. Supponendo che ci costi 3 punti percentuali, ci rimarrebbe il 7%. Supponiamo poi che il collocamento del fondo sul cliente si mangi altri 6 punti percentuali. Alla fine, potremmo ricevere un rendimento di solo l’1%. Quindi, avremmo guadagnato 4 punti percentuali in meno rispetto al benchmark portfolio.

Riassumendo, se avessimo messo i soldi nello stesso portafoglio o nello stesso indice, senza fare niente avremmo guadagnato il 5%. Invece, con il fondo gestito da un bravo gestore, tolte le spese, avremmo ottenuto un rendimento dell’1%.

Se non si punta a superare il rendimento del benchmark portfolio ci sono gli ETF.

I costi degli ETF sono più bassi di quelli di un fondo ma anche loro hanno spesso costi nascosti più o meno alti. Il gestore, nel caso degli ETF, può essere solo un computer che si limita a replicare l’indice sottostante o la materia prima, o quello che è l’oggetto dell’ETF. I costi sono più bassi anche perché gli ETF sono acquistabili quasi sempre direttamente come fossero azioni.

Sia i fondi comuni che gli ETF amano nascondere i costi alla clientela, ma i fondi comuni d’investimento hanno dei costi più elevati.  Solo i gestori di fondi molto bravi o molto fortunati, riescono a dare un rendimento migliore del benchmark portfolio.

Un investitore privato, meno bravo o con meno informazioni e strumenti di uno professionale, potrebbe ottenere un rendimento netto migliore. I minori costi compenserebbero in alcuni casi le sue debolezze.

Nella realtà i gestori veramente bravi per molti anni sono pochi. Ci sono invece molti gestori mediocri, qualche gestore pessimo o disonesto e moltissimi investitori privati pessimi. Quando si finisce in una di queste ultime categorie, alla lunga, le perdite sono sempre sicure.

La tassazione va tenuta in considerazione, prima di decidere in cosa investire e dove investire.

Investendo dall’Italia in Italia o nel mondo, anche la tassazione dei prodotti finanziari, delle azioni, delle obbligazioni, ecc., può determinare la differenza tra un rendimento reale buono e uno scarso.

In particolare, i piccoli risparmiatori italiani, quando riescono a sfuggire alla disinformazione e ai raggiri, sono tassati più dei grandi capitalisti italiani. La tassazione in Italia delle rendente finanziarie è un parametro da prendere in considerazione prima di decidere un investimento. L’articolo che ho linkato qui sopra spiega anche dove e in cosa è più conveniente investire da un punto di vista fiscale.

e) È più facile scegliere un fondo comune d’investimento piuttosto che scegliere un titolo azionario o un’obbligazione.

La maggior parte delle persone crede sia più facile evitare di fare errori scegliendo un fondo d’investimento piuttosto che una singola azione o una singola obbligazione. Questa visione è frutto solo di un pregiudizio prodotto dalla disinformazione. Quello che ho detto in precedenza credo sia già sufficiente a dimostrare che non esiste una scelta facile a priori.

Ad esempio, supponiamo che volessimo solo garantire il capitale, senza puntare a incrementarlo, la scelta non è mai facile. Le quantità di fondi comuni d’investimento, compresi ETF e altri fondi passivi, è comparabile con la quantità di titoli azionari e obbligazionari disponibili sui mercati mondiali. Esistono attualmente circa 80.000 fondi comuni d’investimento nel mondo, di cui oltre 9.000 sono Mutual Fund Statunitensi. Le aziende quotate in borsa nel modo sono circa 45.000. Aggiungendo anche le obbligazioni, si vede che i numeri tra cui scegliere sono comparabili.

Nessuno può sapere oggi quali fondi comuni, esisteranno sicuramente tra due anni. Mentre, ad esempio, quasi sicuramente le obbligazioni tedesche e americane esisteranno tra due anni. Secondo me anche alcune blue chip quotate negli Stati Uniti, esisteranno quasi sicuramente tra due anni. Personalmente, avrei più difficoltà a dire quale fondo di investimento esisterà quasi sicuramente tra due anni, visto che ci sono di mezzo gli emittenti.

Se invece, ad esempio, si volesse un rendimento del 5% all’anno per due anni, è facile capire che è impossibile dire quali siano le scelte più facili.

Quindi, scegliere un fondo d’investimento, in generale, è difficile quanto scegliere le azioni o le obbligazioni migliori.

3. Conclusione.

Non posso darvi consigli sicuri, non c’è una scelta giusta è una sbagliata tra investire in fondi comuni, in ETF o investire da soli. Ci sono due modi per imparare, con la teoria o con gli errori, purtroppo si impara più spesso con gli errori.

Anche decidere di comprare solo fondi comuni di investimento, richiede delle scelte difficili. Teoricamente si potrebbero comprare i fondi direttamente in borsa, tramite l’Home Banking. In realtà, a causa degli stessi forti interessi che portano alla disinformazione, questo è molto difficile.

Chi spera che l’entrata in vigore dalla MIFID2 renderà più trasparenti i costi temo verrà deluso. Sono tre anni che viene studiata dagli operatori finanziari e l’obiettivo comune credo sia continuare a nascondere i costi. La strada credo sarà sempre la stessa, omissis provvidenziali di alcuni dati fondamentali o un mare di pagine dove nascondere i costi e da cui non si capirà nulla.

Sicuramente i fondi vi verranno offerti dai canali indiretti delle SGR. Chi vende i fondi comuni d’investimento, potrebbe non essere un bravo consulente o dovrà cercare di vendere al cliente quello che gli dicono di vendere. Oppure potrebbe cercare di farvi comprare i fondi che gli danno maggiori commissioni.

Ci sono ovviamente molti professionisti seri e preparati. Questi professionisti, nonostante le pressioni o gli interessi economici, hanno a cuore l’interesse del cliente. Non sono idealisti, sanno che il cliente è la cosa più importate. Una volta persa la fiducia del cliente, il cliente è perso per sempre. Anche trovando i migliori professionisti, bisogna comunque essere in grado di capirli, di comunicare le proprie necessità e alla fine di decidere. Delegare tutto è sempre molto rischioso.

Quindi, in ogni caso:

  • Dobbiamo migliorare o mantenere aggiornata la nostra cultura finanziaria.
  • Dobbiamo differenziare gli investimenti con consapevolezza.

Non è semplice ma si può fare se si vuole.

Post Scriptum, il Richiamo Consob.

Poco dopo la pubblicazione di questo post sui social network più noti, il 13-7-15 la Consob ha emesso questo comunicato stampa, in cui informa di aver inviato un richiamo, scritto il 10-7-15, agli OICR Organismi di investimento collettivo del risparmio.

“Richiamo di attenzione della Consob nei confronti degli intermediari distributori di fondi esteri ed estero-vestiti, che rappresentano il 70% circa del patrimonio dei fondi collocati in Italia”. Con oggetto: Strutture commissionali degli OICR distribuiti alla clientela retail e regole di condotta – Richiamo di attenzione.

Richiamandoli al rispetto della normativa Mifid per la prestazione dei servizi di investimento. La Consob ha ricordato che “la selezione dei prodotti da offrire o consigliare alla clientela non può fondarsi su valutazioni di mero vantaggio economico per l’intermediario, ma deve essere rivolta prioritariamente a soddisfare gli interessi dei clienti serviti”.

La Consob “intende, quindi, richiamare gli intermediari distributori di fondi caratterizzati da meccanismi commissionali più vantaggiosi per i gestori e per gli stessi distributori ad individuare e a gestire i conflitti di interesse che ne derivano”. In parole povere, sembra che tutti cerchino di vendere fondi di diritto estero perché danno commissioni maggiori all’intermediario. La Consob se ne accorge quando ormai i fondi esteri ed estero-vestiti rappresentano il 70% dei prodotti venduti nel comparto del risparmio gestito.

Il giorno dopo il 14-7-15, c’è stato un crollo dei titoli del risparmio gestito. Lo ha causato questo semplice e, pressoché inutile, richiamo della Consob, sul conflitto di interessi di chi colloca i fondi e sulle significative differenze nel profilo delle “commissioni di incentivo” tra fondi esteri e fondi italiani.


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Grazie
Enrico Filippucci
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7 commenti su “Falsi miti del risparmio gestito e fondi comuni d’investimento”

  1. Dopo questa lettura ,sono ancora più preoccupata di prima e non so come comportarmi. La banca dei miei anziani genitori ,li ha contattati in quanto da febbraio 2017 ,chiuderanno le gestioni patrimoniali ,quindi ha consigliato loro di spostare il denaro su fondi comuni di investimento . Hanno consigliato 3 tipi di fondi obbligazionari per differenziare meglio l’investimento . Non sono previsti costi di ingresso ,ma una penale in caso di recesso prima di 3 anni .Mia madre ha confessato qualche perplessità e ha chiesto di fare un conto di deposito per prendere tempo e valutare,ma le hanno risposto che non ne fanno più perché gli interessi sono negativi . Che fare? Grazie . Maurena .

    • Cara Maurena,
      fai bene ad essere preoccupata. I costi ci sono anche se non te li fanno vedere. Quello dei costi è solo uno degli aspetti. Teoricamente i fondi obbligazionari hanno pochi rischi. In pratica però se alzano i tassi i rischi ci sono, senza contare che un fondo può fallire più facilmente di una obbligazione statale. Non ci sono scelte facili quando si tratta di investire, senza rischio non c’è guadagno.

      • Il Tuo discorso lo ritengo ragionevole in molte parti, Filippo. In altre avrei da ridire, come, solo per esempio, sulla possibilità che fondi o ETF possano fallire, essendo il patrimonio di ciascun fondo segregato rispetto alle sorti della SGR che Tu paventi…ma sono opinioni personali. Ma commento per sottolineare come il problema di fondo ritengo sia un altro: la “messa a terra” per la maggior parte dei Risparmiatori delle regole comportamentali per diventare buoni Investitori. Non eccellenti. Basterebbe mediamente buoni. Insegnando ad acquistare RISCHIO SPECIFICO come fai nell’articolo allontani l’obiettivo, anziché avvicinarlo (sempre secondo me). Per mettere a terra un buon insegnamento si dovrebbe partire da poche regole e molto semplici. Oltre le 3/5 regole si confondono le idee… e tra queste quella di immettere in portafoglio solo RISCHIO SISTEMICO (tipicamente ETF e fondi) ritengo sia quella più importante. Quella che permette di fare meno danni alla stragrande maggioranza dei Risparmiatori che purtroppo, in Italia, hanno una educazione finanziaria da asilo. Non sempre l’efficienza si ricerca solo diminuendo i costi…

      • Grazie per il commento Fulvio. Tanto per essere chiari, non insegno ad acquistare rischio specifico, ho solo messo in evidenza che quando si investe bisognerebbe analizzare tutte le alternative disponibili e tutti i rischi, e soprattutto non fidarsi ciecamente delle semplificazioni di parte. Come chiedere all’oste se il suo vino è genuino.

        Io non consiglio nessun investimento, non vendo niente e non ho secondi fini. Ho fatto alcuni esempi di valutazione del rischio e ho messo in evidenza che c’è molta informazione di parte e c’è anche molta disinformazione nel modo finanziario.

        Hai correttamente allegato il tuo profilo Linkedin dove si vede che vendi fondi, e quindi hai un potenziale conflitto di interesse. Ovviamente consigli di investire in Fondi e ETF sempre e comunque, ma questo è il tuo mestiere e mi meraviglierei se dicessi il contrario.

        Purtroppo, la teoria in campo finanziario è una cosa e la realtà, alcune volte, è un’altra cosa. Ti faccio solo un esempio, ma ce ne sono molti altri:

        Tra il 2000 e il 2007, le banche Islandesi crearono vari fondi monetari, quindi teoricamente i più sicuri.
        Si verificarono alcune anomalie, tra cui le variazioni anomale nei rendimenti dei fondi monetari, la Kpmg e altre società fecero molte verifiche ma non trovarono nulla di sbagliato. Le agenzie di rating alzarono il livello delle Banche Islandesi a tripla A.

        In realtà le banche Islandesi avevano creato con i fondi monetari un classico schema Ponzi e, alla fine del 2008, le banche Islandesi collassarono e molte famiglie persero i loro risparmi.

  2. Apprezzo il contenuto del messaggio e ritengo che si possa aggiungere quanto sia “opaca e rischiosa” la gestione dei fondi.

    Nessuno riesce a chiarirsi dove i gestori collochino i risparmi raccolti; gli intermediari sono troppo occupati nella raccolta e non hanno il tempo per analizzare la condotta dei gestori; ma nemmeno sarebbe loro consentito di metterci il naso. Cosicchè nessuno è in grado di conoscere come il gestore ha distribuito gli investimenti, seguendo gli ordini di scuderia che avrà ricevuto dai suoi superiori, i veri burattinai della faccenda.

    Dove finiscono i crediti spazzatura che le banche cercano di girare ad altri, dietro pagamento di adeguato compenso, come avviene per liberarsi segretamente di rifiuti inquinanti.

    Anche nelle gestioni patrimoniali delle grandi banche come Intesa Sanpaolo si pretende la massima autonomia nel collocamento delle risorse. Una ragione ci sarà, se si comporta come se si trattasse di un fondo; salvo comunicare a posteriori come hanno investito il capitale affidato.

    A priori il cliente non può interferire, salvo con indicazioni generiche sul tipo di prodotti in cui piazzare gli investimenti, aree geografiche, ecc. Ma non in quali titoli specifici.

    Gli investitori “fai da te”, che volessero, dietro pagamento di una commissione fissa o percentuale, ricevere consigli oppure delegare del tutto le operazioni di acquisti e vendite dell’ investimento, concordando le scelte, non interessano alle. banche.
    Preferiscono trincerarsi dietro la opacità dei fondi, meglio ancora se esteri, dove fare da semplici intermediari e credo che così arrivino pure a guadare di più.

    Ma i burattinai dei fondi esteri non sono istituti di beneficienza, e perseguono spregiudicatamente il proprio interesse. Alcune grosse banche che sono state multate per avrer manovrato fraudolentemente i cambi, quali scrupoli si farebbero nell’investire i risparmi loro affidati, in asset spazzatura?

    Se retrocedono alla rete di intermediari il 60/70% del TER dichiarato, pagano i gestori e le banche depositarie, dove mai vanno a trovare poi il loro tornaconto?

    La montagna di derivati che inonda la finanza globale in misura di sei o sette volte rispetto alle necessità dell’ economia reale della produzione di beni e servizi, dove vanno a finire? Certamente anche nei fondi comuni di investimento.

    E gli ETF hanno giusto il pregio di essere trattabili on line, ma non sono altro che scommesse in cui ci si deve preoccupare se la controparte che te li vende, rispetterà il contratto.
    JP Morgan, Deutsche Bank, Societè Gènèrale, Blackrock, emettendo derivati ed ETF, è come se stampassero banconote senza violare la legge.

    Cordiali saluti,

    Giorgio Sgarbi

    • Grazie per il commento Giorgio, ci sono delle figure professionali interne al fondo, che dovrebbero valutare continuamente il rischio a cui si espone il gestore o la banca. Di sicuro in molti casi passati non hanno funzionato.

      Le tue preoccupazioni sono condivisibili, la realtà è che il rischio esiste e non è trascurabile nemmeno nei fondi che vengono venduti come “sicuri”.

      Avere capito i pericoli è il primo passo fondamentale per non esporsi a rischi alti a fronte di basse remunerazioni.

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