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Demonizzare la finanza è stupido, senza credito niente ripresa

Penalizzando la finanza si danneggia l’economia.

Le cause della crisi attuale le conoscono tutti. Una grossa parte di responsabilità viene dal mondo finanziario e da quello politico. Dopo anni di crisi bisogna cercare veramente delle soluzioni.

Ho letto ieri un bellissimo rapporto del Centro Studi Confindustria (CSC). Nello studio vengono evidenziati molto bene alcuni dei problemi più grossi dell’Italia. Subito dopo il problema della disoccupazione e quello della corruzione, viene il problema della mancanza di credito.

Il problema del credito in Italia.

Le aziende italiane non ricevono abbastanza credito. Guardate questo grafico che rappresenta i prestiti erogati in Italia dal 2011 al 2014, tratto dalla relazione di CSC del 26-6-14, dati della Banca d’Italia.

Crollo dei prestiti in Italia dal 2011 al 2014
Le aziende ricevono sempre meno credito. Senza credito è difficile che le aziende possano riprendere a investire in modo adeguato. Senza investimenti ci saranno anche poche assunzioni, è inevitabile.

Il costo del credito.

Le banche dicono che le aziende chiedono poco credito, in alcuni casi può essere vero. Le incertezze per il futuro non aiutano a prendere decisioni di investimento.

Ma nessuno si è accorto che il credito in Italia, se viene erogato, costa sempre molto di più che in Germania?

Lo spread del debito pubblico è crollato ma quello del debito privato resiste inalterato, guardate questo grafico sempre dal rapporto CSC.

spread debito privato rispetto alla Germania
Ci sono sempre quasi due punti percentuali di spread in più rispetto alle aziende tedesche.

Soluzioni al problema del credito

Da anni si fa a gara per indicare soluzioni, la BCE su questo fronte ha fallito fino ad ora. Il credito si è fermato nelle banche e soprattutto nel debito pubblico.

Ora sembra che la BCE farà l’ennesimo tentativo, proverà a spingere di più le banche a concedere credito e proverà a “cartolizzare” il debito delle aziende. Non entro nel dettaglio ma nessuno sa se questa volta ci riuscirà finalmente.

Le piccole e medie imprese sono le più penalizzate dalla carenza di credito e sono le più comuni in Italia. La strada che sembra più promettente per capitalizzare le PMI italiane, è quella di chiedere i soldi sul mercato dei capitali. Questo si può fare con mini obbligazioni aziendali e con la quotazione delle PMI nella Borsa Italiana.

Cosa fa il nostro governo per risolvere questo problema?

Dal 1° di Luglio il governo Italiano ha deciso di disincentivare gli investimenti nelle obbligazioni aziendali e nelle azioni, portando la tassazione dal 20% al 26% e riducendo la tassazione delle obbligazioni degli enti regionali esteri dal 20% al 12,5%.

La tassazione dei titoli di stato italiani ed esteri rimarrà al 12,5%, rendendo sempre più conveniente investire in debito pubblico Italiano e soprattutto straniero. Infatti il debito che rende di più oggi non è più quello Italiano ma quello di paesi come la Grecia, il Venezuela e altri stati presenti nella whitelist.

Lo stato incentiva gli investimenti in paesi esotici presenti nella whitelist con una tassa al 12,5%, a discapito delle aziende Italiane. Se investite in aziende italiane sarete tassati al 26%, più la Tobin Tax si può arrivare al 33% di tasse sulla rendita e anche oltre. La vostra colpa è di voler investire in aziende Italiane! Se però perdete i soldi nell’investimento, peggio per voi, niente deduzione Irpef!

Se siete molto ricchi e potete permettervi una partecipazione qualificata in borsa oltre il 2% del capitale, allora lo stato, in barba alla costituzione, vi tassa circa il 21% massimo!

Se lo stato Italiano continuerà a incentivare solo l’investimento sul debito pubblico italiano e mondiale, punendo duramente gli italiani residenti che finanziano le aziende italiane, non si riuscirà mai a risolvere il problema del finanziamento delle aziende.

Solo la svendita a capitalisti stranieri di aziende italiane è incentivata, magari con i soldi degli stessi italiani. Gli italiani, attirati dal 12,5% di tassazione e dai tassi di interesse alti, investono in obbligazioni governative straniere.

Chi volesse approfondire la tassazione del risparmio e delle attività finanziarie in Italia, può leggere questo articolo.

Il risparmio è in crisi e va dove non produce crescita economica.

Qualcuno potrà dire tassando il risparmio le persone spenderanno di più, assolutamente no!

Innanzitutto si tassano di più solo le attività finanziarie più utili alla ripresa dell’economia. Le aziende senza finanziamenti spendono di meno e non assumo, di conseguenza anche chi rimane disoccupato o sotto occupato spendone poco.

In Italia si ignora quello che in America o UK sanno benissimo, il reddito proveniente dalle attività finanziarie serve a sostenere i consumi. Quindi riducendo il reddito finanziario aumentando le tasse, si riducono i consumi, come per ogni altra tassa.

Il risparmio stava proprio ora tentando di riprendersi, dopo anni di calo, guardate questo grafico su consumi e risparmio.

Tasso di risparmio e spesa famiglie Italiane

Le famiglie italiane non spendono, non perché risparmiano troppo, ma perché il reddito disponibile si è ridotto

Il tasso di risparmio è calato del 30% dal 2007. Il tasso di risparmio era al 13,2% del reddito disponibile nel 2008, si è arrivati al minimo del 7,7% nel 2012, fino al 10,2% ultimo dato disponibile. La riduzione del risparmio medio indica che le famiglie attingono ai risparmi per vivere.

Nel 1991 la percentuale di risparmio delle famiglie era il 24% del reddito disponibile e oggi siamo al 10%. Inoltre le tasse sul risparmio “produttivo” sono raddoppiate negli ultimi due anni!

Le tasse riducono ulteriormente il reddito disponibile e quindi ci inchiodano nella crisi! Purtroppo in Italia in pochi hanno la cultura finanziaria minima per capire che senza credito non ci sarà mai la ripresa e non ci sarà mai la piena occupazione.

Il credito non è solo quello bancario. Solo qui in Italia le banche vengono identificate al 100% con il credito e se investi in borsa, in aziende Italiane, sei uno speculatore, non un investitore o un finanziatore!


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Enrico Filippucci
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