Clickbait, fake e spam funzionano meglio su Linkedin che su Facebook.

Aggiornato 10/1/2017.
Facebook e Linkedin Clickbait


1 – Su Facebook, in percentuale ai volumi, c’è relativamente meno spam, fake e clickbait che su Linkedin.

La percentuale di aggiornamenti con spam e di post di tipo clickbait, che si ricevono su Linkedin è spesso maggiore che su Facebook.

Certo, in valore assoluto, Facebook contiene più notizie false, spam, e clickbait. Il motivo non è solo il tipo di utenti di Facebook, ma il numero di utenti. Per ogni utente attivo su Linkedin ce ne sono circa 170 attivi su Facebook. Però, come vedremo, gli iscritti a Linkedin hanno mediamente molti più contatti di primo grado rispetto agli amici su Facebook.

In termini relativi, Linkedin è il paradiso delle notizie false, dello spam, del viral marketing e del clickbait. Il motivo è semplice, i sistemi di protezione sono inferiori rispetto a Facebook e Linkedin funziona da amplificatore.

Come vedremo, su Linkedin:

  • Il singolo utente ha pochi strumenti per proteggersi da chi fa clickbait e spam.
  • Fortunatamente, ci sono pochi filtri per i post. Mentre Facebook è quasi paranoico nel controllo degli aggiornamenti, soprattutto per i suoi fini.
  • Le logiche di gamification favoriscono chi fa spam e chi fa clickbait con meme o provocazioni.

1.1 Facebook protegge da spam, notizie false e clickbait meglio di Linkedin.

Su Facebook, commenti e like hanno un effetto molto blando rispetto a una vera condivisione. Invece, su Linkedin un like, o un commento, equivale a una condivisione.

Quindi, su Linkedin anche i commenti, che provano a spiegare che una notizia è falsa o che la notizia è un meme, diffondono il fake e il meme molto più che su Facebook. Lo stesso meccanismo funziona con le provocazioni. Parolacce e donne semi nude si diffondono molto meglio su Linkedin che su Facebook.

  • Su Facebook si può decidere di non ricevere più gli aggiornamenti dei post di chi, pur non facendo parte della nostra lista di amici, è comparso nella nostra home page. Persino su Twitter, possiamo togliere la voce a chiunque, per evitare che i suoi contenuti continuino a finire nella nostra home.
  • Invece, su Linkedin non si può impedire che i post di una persona, fuori dai nostri contatti, che fa spam, clickbait o che scrive idiozie, possano tornare molte volte nella nostra home page. Basta che i nostri collegamenti diretti commentino, anche negativamente, o mettano like ai suoi post o alle sue immagini, e ci ritroviamo i contenuti di quella persona di nuovo nella nostra home page.

Ci sarebbe forse una soluzione, bloccarli. Non credo che funzioni sugli aggiornamenti, anche se funzionasse, mi sembra esagerato arrivare a bloccare una persona che non sa nemmeno che esisto, che fa solo il suo lavoro e che non interagisce mai direttamente con me. Spesso, non si vuole ricevere i post o le immagini di una persona solamente per mancanza di interessi comuni. È sbagliato bloccare una persona per motivi futili.

Il problema dei cloni dei giornali.

Su Facebook ci sono molti cloni dei giornali, ce ne sono migliaia, tutti con nomi simili alle vere testate. I cloni sfruttano i nomi dei giornali seri per ingannare e veicolare notizie false o pseudo notizie di viral marketing. Come ho spiegato, su Facebook è facile eliminare dalle nostre home page chi produce notizie false o fa clickbait, ma vengono creati sempre nuovi cloni.

Dovrebbe essere Facebook a chiudere sul nascere queste copie verosimili dei giornali, ma forse per ora gli fa comodo il traffico che generano. Quello che mi sorprende è che sembra che i giornali tradizionali non facciano pressioni su Facebook per farli eliminare.

Su Linkedin per ora non ci sono i giornali italiani, quindi per ora non ci sono nemmeno le copie. Se arrivassero anche su Linkedin temo che sarebbero incontenibili.

1.2 I meme e i clickbait più diffusi su Linkedin.

Ironia della sorte, il meme più diffuso su Linkedin è: manteniamo Linkedin professionale. A volte anche preceduto o seguito da una bella parolaccia in stile clickbait. Ho provato a combattere questo meme con la logica, l’ironia e il buon senso ma forse è una battaglia persa.

Molti di quelli che sfruttano sapientemente il clickbait e le debolezze di Linkedin sono ad esempio: headhunter divenuti star della rete, persone che vendono prodotti o servizi di largo consumo, come libri, corsi e manuali di livello base, chi fa guerrilla marketing. Per loro è un paradiso, sono ineliminabili dalle nostre home page.

Tra i clickbait più diffusi ci sono quelli con la richiesta di opinioni su loghi, immagini e titoli. In questo modo trasformano ogni banale commento in una condivisione.

  • Ad esempio: Quale titolo è meglio il 1° o il 2°? Basta rispondere 1 o 2 e si diffonde il post o l’immagine su tutte le home page dei nostri contatti.

Le provocazioni con parolacce, insulti e foto, funzionano meglio su Linkedin che su Facebook:

  • Alcuni, dopo aver fatto un post con tecnica clickbait, insultano tutti quelli che hanno criticato o solo ironizzato. Di solito definendo invidiosi e sfigati, tutti quelli che li avevano criticati. Questo genera un’altra ondata di reazioni, che gli dà ulteriore visibilità e fa diffondere ancora di più il post o la foto. Si fingono persone di grande successo, vittime dell’invidia, ma sono piccolissimi imprenditori che cercano di sopravvivere facendo cinicamente un mestiere precario.
  • Le foto sexy possono diventare provocazioni facilmente sfruttabili. Su Linkedin generano sia adulazione che discussioni polemiche infinite, che si diffondono ovunque. Su Facebook invece, le foto sexy suscitano raramente reazioni negative. Quando ci sono reazioni negative hanno meno impatto sulla diffusione delle foto o del post che le contiene. Ad esempio, su Linkedin, grazie a questo meccanismo, una bella e giovane ragazza americana ha lanciato con successo una sua linea di bikini. Ha iniziato a postare costantemente le sue foto in bikini su Linkedin e le polemiche, sapientemente alimentate, hanno diffuso ovunque le sue foto e il suo brand.

Ci sono molti altri modi che funzionano per fare clickbait, ad esempio:

  • Ho scoperto che c’è persino chi si insulta da solo con un bel titolo a caratteri cubitali nel post.
  • Ci solo quelli che sfruttano la vanità delle persone. Ad esempio, scrivendo, chi risolve questo quiz è un genio.
  • C’è chi polemizza su qualsiasi argomento, trovando ogni giorno una nuova polemica.
  • Alcuni, invece di giocare a fare l’uomo di successo, giocano a fare le rock star o i santoni. L’importante è farlo credere, in modo da aumentare i click sul profilo e per motivare e attrarre i follower.
  • Esibire gli insulti ricevuti da persone anonime è sempre più diffuso. Non solo non vengono cancellati gli insulti ricevuti ma vengono esibiti e copiati in nuovi post per generare nuove discussioni.

Le provocazioni che non funzionano su Linkedin.

Tra i vari tipi di provocazioni, attaccare i vari personaggi famosi, provocandoli in ogni modo, è uno dei modi più proficui per fare clickbait. Fortunatamente, per ora, almeno su LinkedIn, questo tipo di guerrilla marketing non funziona. Ci sono pochi personaggi famosi e quelli che ci sono spesso non sono attivi e non rispondono.

  • Invece, su Facebook e Twitter le polemiche con le star funzionano e hanno funzionato molto bene, tanto che qualcuno è finito a fare l’ospite fisso in televisione. Per inciso, i media televisivi amano questi personaggi un po’ trash. Teoricamente, almeno la RAI per i suoi approfondimenti dovrebbe pretendere un po’ più di spessore, invece, chi fa clickbait dalla mattina alla sera e, a volte, persino chi fa principalmente spam, conquista facilmente la scena.

1.3 La migrazione su Linkedin degli “influencer”.

Su Facebook queste tecniche di clickbait funzionano, e funzioneranno, sempre meno. Gli influencer meno influenti, o incapaci di produrre loro contenuti di qualità originali, se non scopiazzano, usano queste tecniche per sopravvivere. Non funzionando più i loro metodi su Facebook come in passato, sono arrivati in massa su Linkedin.

Si può fare pubblicità con queste tecniche su qualsiasi cosa, pagando eventualmente gli “influencer”. Soprattutto per questo motivo Facebook ha dichiarato guerra a questi meccanismi, gli tolgono pubblicità a pagamento.

A Linkedin invece fanno ancora comodo, perché spera che facciano aumentare gli utenti attivi. Quindi, come vedremo, gli ha creato un ambientante molto favorevole, per ora.

L’arrivo di Pulse ha peggiorato la situazione.

Con Pulse di Linkedin, fino a poco tempo fa, ogni nuovo post di una nostra connessione, veniva sempre notificato con una bandierina rossa in home page. L’aggiornamento in home page si poteva eliminare, la bandierina no. Molti sono stati attirati da questo meccanismo su Linkedin e hanno sfruttato questo meccanismo per fare meglio spam. Facebook ha sempre avuto le Note, qualcosa di simile ai post di Pulse, ma non ha mai usato le notifiche aggressive di Linkedin.

Facebook si è impegnata a combattere il più possibile, spam, fake e clickbait. Per ora con risultati scarsi ma si sono impegnati a investire su questi temi.

2 – I nuovi contatti fatti su Linkedin offrono più opportunità ma creano anche più problemi che su Facebook.

2.1 Al contrario di Linkedin, molti utenti Facebook hanno tra i contatti principalmente amici e conoscenti.

Vediamo un paio di dati:

  • I risultati di una ricerca University of Oxford, pubblicata a gennaio 2016, fatta con due sondaggi di due campioni di 3300 utenti. Gli utenti contattati erano tutti utilizzatori regolari di Facebook. Il numero medio di amici su Facebook era 155 nel primo sondaggio e 183 nel secondo.
  • Secondo una statistica di Statista.com, fatta in USA a febbraio 2014, solo i giovani tra 12 e 24 anni avevano in media più di 500 connessioni su Facebook. In media, in USA, l’utente medio aveva 350 amici su Facebook.

Invece, su Linkedin si cercano più opportunità che amicizie. Quindi, su Linkedin, è sensato avere una strategia personale per connettersi con molte persone. Anche io cerco di connettermi con altre persone che non conosco su Linkedin, ma con delle logiche precise che cambiano con il mutare degli obiettivi a breve e lungo termine.

Per molte persone come me è più importante la qualità piuttosto che la quantità dei nuovi contatti che si fanno su Linkedin. Per chi ha obiettivi di massa e per chi non ne ha capito i rischi, conta solo avere più contatti possibile su Linkedin.

Secondo una statistica di Statista.com, fatta in USA a marzo 2016, tra gli iscritti di Linkedin:

  • Il 47 % degli utenti ha tra i 500 e i 2.999 contatti di primo grado.
  • Il 28% ha massimo 300 contatti.
  • Il 15% ha tra i 301 e i 499 contatti.
  • Il 10% ne ha più di 3.000.
  • L’1% ha più di 10.000 contatti di primo grado.

Non c’è solo una filosofia diversa tra i due social network.

Linkedin ha creato una specie di gioco. Questo gioco ha una sola regola e una sola logica, fare più connessioni di primo grado possibile e in ogni modo. Le ricompense promesse sono tante, opportunità di lavoro, opportunità di successo, notorietà, opportunità di vendita, arricchimento. In questo modo su Linkedin si è diffusa la bulimia da connessione.

2.2 L’ipocrisia di Linkedin e i collegamenti che non sanno di essere solo dei follower.

Teoricamente, Linkedin dichiara che le richieste di connessione andrebbero fatte solo a chi si conosce. Esiste anche un flag da mettere quando qualcuno chiede una connessione senza che noi lo conosciamo. Questa regola ipocrita è rispettata solo da una piccolissima minoranza di utenti. Linkedin ha un limite di 30.000 collegamenti di primo grado, ovviamente Linkedin sa bene che chi si avvicina a questo limite conosce solo una frazione minima dei suoi collegamenti.

In realtà, i collegamenti di primo grado, di chi segue un utente con decine di migliaia di collegamenti, sono quasi tutti solo dei follower di quell’utente. Oltre a seguirlo, senza essere seguiti, gli hanno regalato il loro indirizzo email.

Linkedin si guarda bene dal mostrare nel profilo quante connessioni, oltre la 500esima, ha chi ci chiede la connessione. Dopo aver superato i 500 collegamenti di primo grado non si sa più nulla. In questo modo, quando si riceve una richiesta di connessione, non è immediato sapere quanti collegamenti ha chi ci inoltra la richiesta.

Fortunatamente, se chi ci chiede la connessione ha scritto dei post su Pulse, si può vedere quanti follower ha. Per i profili italiani, i follower sono di solito solo leggermente superiori o uguali ai collegamenti di primo grado.

Linkedin ci stimola a connetterci con più persone possibili.

A Linkedin non basta che noi continuiamo a chiedere e cercare nuove connessioni. Vuole che ci facciamo notare in qualsiasi modo.

Linkedin col tempo è diventato quasi un videogioco, basato sulle nuove connessioni, dove vince chi ha più connessioni. Ad esempio:

  • Per incentivare l’attività degli utenti, il profilo Linkedin è messo a confronto con tutti i collegamenti diretti. Nasce per questo l’inutile classifica dei profili più visualizzati tra i nostri collegamenti diretti. Ovviamente, in testa a queste classifiche ci sono gli utenti con decine di migliaia di connessioni.
  • Quando si valuta se aderire a un gruppo o si è entrati in un gruppo, non vengono messe in evidenza le persone tra i nostri contatti più attive in quel gruppo, ma quelle con più connessioni tra i nostri contatti, che spesso non frequentano mai il gruppo.
  • Ogni profilo Linkedin ha di default un riquadro Altri profili consultati, che contiene i profili più frequentati da chi visita quel profilo. In sostanza, mette le foto e le descrizioni dei profili di altre persone nel nostro profilo, la ricompensa è comparire nel profilo di altri utenti. Io l’ho disabilitato diversi anni fa. Nel maggior parte dei casi è utile per trovare persone simili quando si visita un profilo. In altri casi può essere imbarazzante, specialmente per i profili femminili, possono venire fuori accostamenti non desiderabili. Questo succede perché alcuni si divertono in altri modi su Linkedin. Chi ha tantissime connessioni, o foto provocanti, compare molto frequentemente in questi caroselli di foto e descrizioni di profili, così te li ritrovi, non solo nella home page, ma anche nel tuo profilo.

Questi sono alcuni esempi di come Linkedin mette in risalto le persone che hanno più connessioni per incentivare la competizione.

Purtroppo, per molti conta solo aggiungere nuovi collegamenti, o nuovi follower in qualsiasi modo.

Linkedin ci fa anche vedere chi ha visitato il nostro profilo, aiutandoci a mandare una richiesta di connessione a chi visita il nostro profilo.

2.3 Lo svantaggio di cercare di aggiungere chiunque tra i collegamenti su Linkedin.

Per riuscire ad avere tantissimi collegamenti di primo grado c’è da lavorare molto. Una volta avuti tanti collegamenti, non ci sono solo gli aspetti positivi. Cercare di fare continuamente nuove connessioni o nuovi follower, senza una strategia, ha un prezzo:

  • Tante rotture di scatole da sconosciuti con cui non si ha nulla in comune.
  • Tanto spam con messaggi e email.
  • Tempo perso per avere nuovi collegamenti o follower.
  • Tempo perso per gestire e catalogare le connessioni.
  • Tempo perso per riuscire a trovare qualcuno in particolare, tra le proprie connessioni.
  • Tempo perso per riuscire ad avere una home page con cose interessanti e utili.

Quindi, avere tantissimi collegamenti di primo grado su Linkedin, senza una logica, è quasi sempre un’idiozia. Riassumendo, ci fa perdere più tempo, ci allontana dagli obiettivi veramente strategici e ci crea vari problemi.

2.4 I vantaggi di avere tantissime connessioni, senza una logica precisa.

Con migliaia di connessioni o follower, sicuramente uno dei vantaggi è la visibilità e la notorietà sui social. A forza di aumentare le connessioni e le persone che si seguono, alla fine si arriva all’opposto, praticamente non si segue più nessuno.

Anche se per alcuni è utile connettersi con chiunque, più aumenteranno le persone che cercano di connettersi con chiunque e più il gioco diventerà costoso e inutile. Per assurdo, se quasi tutti seguissero solo per essere seguiti o richiedessero le connessione solo per essere seguiti, che cosa sarebbero i social? Alla fine scomparirebbe ogni beneficio e rimarrebbero solo le perdite di tempo e i “furti” di email.

Chi ha più benefici dall’avere migliaia di collegamenti di primo grado o migliaia di follower:

  • Chi deve vendere prodotti o servizi di largo consumo.
  • Chi vuole fare la modella, l’attrice, la presentatrice o l’opinionista.
  • Chi fa il giornalista, il blogger, o l’influencer di professione.
  • Chi vuole fare marketing di massa.
  • Chi fa spam e clickbait.

Ovviamente alcune di queste persone, con l’aiuto di Linkedin, cercano di spingerci a connetterci con chiunque, e soprattutto con loro. Sono alcuni di loro che diffondono la credenza che più collegamenti di primo grado, o follower, sia uguale a:

  • Più visibilità professionale,
  • Più successo e fama nella vita.
  • Più opportunità di lavoro e in conclusione, più soldi.

Purtroppo, nella realtà, queste cose accadono molto raramente e i fattori determinanti per il successo sono altri. Per alcune categorie può tornare utile, ma non c’è nulla di professionale nel cercare di connettersi con chiunque.

Queste tipologie di professionisti e, in alcuni casi, di fastidiosi furbetti, sono collegati con decine di migliaia di persone. Seguono migliaia di persone su Twitter, sono connessi con decine di migliaia di persone su Linkedin e su Facebook, ecc.

Alcuni fanno di tutto per spingerci a connetterci o a seguirli. Ad esempio, su Twitter ti iniziano a seguire per qualche ora o per qualche giorno, sperando che tu, magari solo per mantenere un follower in più, inizi a seguirli. Poi, se non li hai seguiti, a volte, dopo un paio di mesi ci riprovano.

Su Linkedin sono più difficili da identificare, ti mandano una richiesta di connessione come tanti altri, ma non sono come tanti altri.

2.5 Che rischi corre chi si connette con chi ha decine di migliaia di connessioni su Linkedin.

Bisognerebbe essere consapevoli anche dei rischi di accettare una richiesta di connessione da chi punta a raggiungere i 30.000 collegamenti su Linkedin. Se non è un amico, non si ha nessuna reale speranza di essere seguiti ma in pratica si diventa solo dei follower. Se ci sono motivi per connettersi vale forse la pena, altrimenti meglio non correre rischi.

Inoltre, se vi interessa solo seguire qualcuno su Linkedin, non c’è bisogno di connettersi, potete limitarvi a seguire, esattamente come si fa su Twitter. In questo modo non rischiate di ricevere spam sull’email e non lo avrete tra i contatti, cosa non sempre negativa, anzi.

Alcuni utenti Linkedin sono dei furbetti che fanno spam. Io ragiono così, se accetto il tuo collegamento su Linkedin, mi aspetto che mi mandi dei messaggi privati personali, non che metti la mia email nella tua newsletter. Se dopo che ti ho tolto dai collegamenti continui a scrivermi da un’email usa e getta, non sei un furbetto, sei un piccolo delinquente. Questo può accadere anche connettendosi con account con poche connessioni. Ad esempio, chi raggiunge le 30.000 connessioni spesso crea un secondo account dal quale poter accumulare nuove email o quanto meno nuovi “follower”.

Secondo me, è meglio avere delle strategie mirate e selettive anche nel connettersi con molte persone su Linkedin.

Connettersi con chi ha un enorme numero di connessioni ha spesso più rischi che benefici.

Quando si invia una richiesta di connessione a chi ha in comune con noi un collegamento di secondo livello con un enorme numero di connessioni su Linkedin, si corrono dei rischi:

  • Se il contatto in comune fosse molto lontano dalla persona, non dà nessun vantaggio.
  • Se invece il contatto “iperconnesso” che abbiamo in comune, non gode di una buona reputazione, può essere addirittura dannoso averlo tra i collegamenti.
  • Se poi quel nostro collegamento iperconnesso fa spam, averlo tra i contanti è un brutto biglietto da visita.

2.6 Le conseguenze per un social network professionale che premia chi fa clickbait e spam potrebbero essere:

  • Gli headhunter che si sono trasformati in showman e vendono di tutto. Alcuni di questi headhunter non scrivono un post senza metterci almeno una paio di parolacce, di cui almeno una nel titolo.
  • Il calo degli utenti attivi mensili di Linkedin, in percentuale a quelli totali.
  • La customer satisfaction di Linkedin che è peggiorata negli ultimi anni rispetto a tutti i principali concorrenti.
  • Scrivere post di qualità e investire tempo in progetti di lungo termine premia sempre meno. Il rumore prodotto da milioni di scaltri manipolatori, in un ambiente a loro favorevole, sta coprendo tutto.

Ci sono anche altri motivi che hanno probabilmente contribuito al decadimento, ma queste cose sono accadute e stanno accadendo.

© Riproduzione riservata.

Grazie
Enrico Filippucci
Enrico Filippucci.

Commenti

7 commenti a "Clickbait, fake e spam funzionano meglio su Linkedin che su Facebook."

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Boboc Corina
Ospite
Boboc Corina

Ottimo

Andrea Torti
Ospite

Insomma, “LinkedIn non è Facebook”… perché il primo è persino messo peggio!

Davide Parolin
Ospite
Davide Parolin

Complimenti per questo e tanti altri articoli per noi “newbie” di Linkedin!

Elena Zecchi
Ospite
Elena Zecchi

Great! Thanks a lot!
Scherzi a parte, grazie. Li mi ha aperto un mondo…
come posso fare per poterlo condividere su fb? Posso?

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